Inchiesta sull’inceneritore di Bellolampo COMMENTA  

Inchiesta sull’inceneritore di Bellolampo COMMENTA  

Nell’agosto del 2007 la corte di giustizia europea ha definitivamente annullato la gara d’appalto per la costruzione di un inceneritore a Bellolampo, ma da allora ben 36 milioni di euro sono stati spesi dalla Regione Sicilia.

La magistratura ha aperto un’inchiesta sulla gestione della Pea, società partecipata da Actelios (gruppo Falck) e Amia, che si era aggiudicata la gara per l’inceneritore alle porte di Palermo.

safdL’indagine cercherà di spiegare come è possibile che l’ex Agenzia regionale per i rifiuti si sia impegnata a garantire alla Pea con un accordo siglato il 28 aprile 2009, quando già la Corte di giustizia europea aveva dichiarato nullo da due anni la procedura per l’affidamento dei lavori.

Al vaglio degli inquirenti anche la legittimità di spese deliberate dalla Pea dopo lo stop giunto dall’Ue. Tra i soldi spariti si contano cinque milioni di euro per la progettazione, altri cinque per opere civili già realizzate, un milione 200 mila euro di consulenze tecniche, tre milioni e 280 mila per “bond al commissario” e quasi 8 milioni 200 mila euro di spese legali.

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Destinatari di quest’ultima cifra, fra gli altri, gli studi di avvocati come Gaetano Armao, attuale assessore del governo Lombardo, Alberto Stagno D’Alcontres, l’ex sottosegretario Giuseppe Astone

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