India palcoscenico del nucleare prossimo venturo

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India palcoscenico del nucleare prossimo venturo

nuclear plantL’India sta vivendo, per la prima volta nella sua storia, quel fenomeno di contestazioni nei confronti dell’energia nucleare che molti altri paesi hanno sperimentato per anni. Una dimostrazione, se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno, di come sia facile, per gli attivisti anti-nucleari, suscitare nell’opinione pubblica paure e timori irrazionali giocando sui misteri dell’atomo e sulla natura delle radiazioni. Sentimenti che, poi, sfruttano per raggiungere i loro obiettivi politici.

L’incidente di Fukushima Daiichi ha creato confusione quanto basta agli agitatori di professione per convincere la gente che l’energia nucleare rappresenta una minaccia unica ed enorme per la loro salute e l’ambiente. Una percezione sbagliata e del tutto sproporzionata rispetto alla realtà dei fatti e che ha l’unico risultato di porre in pericolo l’interesse pubblico, che in India, come altrove, si configura nella necessità di produrre energia per alimentare lo sviluppo economico.

Quale la risposta delle classi dirigenti – politiche, economiche e culturali – del grande paese asiatico favorevoli all’energia nucleare a questa minaccia? L’istruzione.

La diffusione di conoscenza tecniche e tecnologiche, tali da far svanire le paure e i timori riguardo il nucleare, l’atomo, la sicurezza.

A tale scopo, gli ambienti pro-nucleari indiani chiedono al governo di Nuova Delhi di mettere in movimento i professionisti del nucleare, che avranno il compito di tradurre le loro conoscenze tecniche in parole che i cittadini più normali siano in grado di comprendere. Questo tipo di strategia educativa ha bisogno di essere svolta su larga scala, ma particolare attenzione dovrebbe essere prestata ai politici e giornalisti. Due categorie che hanno molta influenza su ciò che i cittadini pensano ma che, allo stesso tempo, spesso non dispongono degli strumenti e delle informazioni necessarie e sufficienti per tradurre la tecnica e la tecnologia in discorsi tranquilli e adatti anche ai meno istruiti.

La propaganda ani-nuclearista fa spesso, anzi praticamente sempre, leva su Chernobyl, agitato come uno spauracchio, come il tradizionale Uomo Nero delle storie di terrore di una volta.

Succede in Europa, succede anche in India. Quanto successo nella centrale ucraina viene spesso spacciato come il peggiore esempio di una lunga serie di "disastri nucleari". In realtà, Chernobyl è stato unico nel causare morti. Un reattore di quel tipo non sarà mai più costruita, quelli di oggi sono infinitamente più sicuri e anche la capacità di gestione e la preparazione dei tecnici hanno fatto balzi in avanti.

Altro punto su cui i fautori indiani del nucleare intendono fare leva è la grande esperienza che il paese ha accumulato in questo campo: 15.000 ‘anni-reattore’. senza che si sia mai verificata una situazione anche solo lontanamente paragonabile a quella di Chernobyl. E nemmeno di Fukushima. Quanto successo nella regione costiera dello Chennai, con il ciclone Thane che ha messo in seria difficoltà l’intera zona, ucciso una cinquantina di persone e costretto alla chiusura moltissime industrie ma non gli impianti nucleari, depone a favore delle capacità del paese nel monitorare e affrontare i pericoli che la natura di volta in volta ci presenta.

Fatti, non parole: ciò di cui i cittadini, in India come altrove nel mondo, hanno bisogno per convincersi che il nucleare è sicuro, affidabile, pulito e in grado di sostenere la crescita.

Quanto il grande paese asiatico sarà in grado di fare per affrontare il fenomeno delle proteste anti-nucleare è importante anche per i riflessi che potrà avere sulla politica energetica a livello globale.

L’India è una delle potenze economiche del prossimo futuro, un ruolo che presto si accoppierà a quello di potenza politica. Le decisioni in materia di mix energetico che il governo di Nuova Delhi prenderà serviranno anche come modello e linea di indirizzo per il resto del mondo.

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