Indovina gli Incipit e Vinci i Libri COMMENTA  

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In occasione del Buk Modena 2013 (Fiera della Piccola e Media Editoria) gli autori 0111 che partecipano hanno deciso di lanciare un divertente concorso online.


Qui di seguito troverete cinque incipit di romanzi famosi, dovrete solo indovinare a quali libri appartengono, scrivere le vostre risposte via mail a infocubalibroliteraryagency@gmail.com e se tutte le risposte sono corrette riceverete un numero.


Domenica 23 Marzo allo Stand 0111 (nr 88) del Buk Modena estrarremo i fortunati vincitori.

 

Ecco i libri in palio.

 Amblimbone di Max Vergani 

 A proposito di Dafne di Monia Colianni

C’est l’Afrique di Giovanni Grieco

Chez Alì di Martina Fragale

 (l’) Eredità di Juty Livorati

 Ho Ucciso Bambi di Carla Cucchiarelli

 In Cubo di Marco Doddis

Morire dal Ridere di Antonietta Usardi

 

A voi gli incipit da indovinare

 

“Mi chiamo Eva, che vuole dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome. Sono nata nell’ultima stanza di una casa buia e sono cresciuta fra mobili antichi, libri in latino e mummie, ma questo non mi ha resa malinconica, perché sono venuta al mondo con un soffio di foresta nella memoria. Mio padre, un indiano dagli occhi gialli, veniva dal luogo in cui si uniscono cento fiumi, odorava di bosco e non guardava mai direttamente il cielo, perché era cresciuto sotto la cupola degli alberi e la luce gli sembrava indecorosa. Consuelo, mia madre, aveva trascorso l’infanzia in una regione incantata, dove per secoli gli avventurieri hanno cercato la città di oro puro vista dai conquistatori spagnoli allorché si affacciarono sugli abissi della loro ambizione. Quel paesaggio aveva lasciato in lei una traccia che in qualche modo riuscì a trasmettermi”

 

“È finita.


Vacanze. Vacanze. Vacanze.

Per tre mesi. Come dire sempre.

La spiaggia. I bagni. Le gite in bicicletta con Gloria. E i fiumiciattoli di acqua calda e salmastra, tra le canne, immerso fino alle ginocchia, alla ricerca di avannotti, girini, tritoni e larve d’insetti.

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Pietro Moroni appoggia la bici contro il muro e si guarda in giro.

Ha dodici anni compiuti, ma sembra più piccolo della sua età.”

 

“Come ogni anno, l’ultimo dell’anno sono passato a prendere Madrina per accompagnarla dalla mamma.

Madrina è un legno antico ben conservato. Vive da sola in una casa piena di luce, dove legge libri gialli e chiacchiera con le fotografie incorniciate di suo marito. Ogni tanto cambia mensola e parla con le foto della mamma principalmente di me.

Suppongo le taccia le informazioni più scabrose. Che ho avuto due mogli, sia pure una alla volta. E che non ho poi fatto l’avvocato”

 

“Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.

Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci saremo mai conosciuti così intimamente, Boris e io, se non fosse stato per i pidocchi.”

 

“Maggio 1860

“Nunc et in hora mortis nostrae. Amen.”

La recita quotidiana del Rosario era finita. Durante mezz’ora la voce pacata del Principe aveva ricordato i Misteri Gloriosi e Dolorosi; durante mezz’ora altre voci, frammiste, avevano tessuto un brusio ondeggiante sul quale si erano distaccati i fiori d’oro di parole inconsuete: amore, verginità, morte; e durante quel brusio il salone rococò sembrava aver mutato aspetto; financo i pappagalli che spiegavano le ali iridate sulla seta del parato erano apparsi intimiditi; perfino la Maddalena, fra le due finestre, era sembrata una penitente anziché una bella biondona, svagata in chissà quali sogni, come la si vedeva sempre.”

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