Ingroia al centro del mirino delle Istituzioni colluse con la mafia

Roma

Ingroia al centro del mirino delle Istituzioni colluse con la mafia

 

In questi giorni assistiamo alla tenace guerra che lo Stato italiano, palesemente colluso con la Mafia, sta intrattenendo contro la Procura di Palermo, rea di voler fare luce appunto sulle stragi di mafia. Al centro del fuoco nemico è il pm Antonio Ingroia , all’epoca delfino di Paolo Borsellino e da una vita costretto a convivere con le pressioni istituzionali e non solo. Si è arrivati pure all’assurda richiesta, in relazione al caso Ciancimino, di applicare contro di lui l’art 289 del codice penale, ovvero l’accusa di attentato agli organi costituzionali, punibile con 10 anni di reclusione. Per non parlare dell’ ultimo vergognoso episodio accaduto in Senato, quando, mentre si citava un attentato contro la sua persona, parte dei colleghi lo ha sonoramente deriso. La triste verità è che lo Stato, e le Istituzioni che dovrebbe tutelarci, manifestano una palese insofferenza a ricostruire i fatti di mafia e ad applicare condanne giuste, in quanto nella maggior parte dei casi le indagini penali conducono proprio ai vertici statali e politici.

Per questo la Procura di Palermo, che sta cercando in tutti i modi di scavare senza guardare in faccia a nessuno, continua ad essere oggetto di polemiche ed impedimenti di varia natura. E’ proprio in tale ottica che si sono svolti i processi contro Andreotti e Dell’Utri; il primo è stato riconosciuto responsabile di avere avuto rapporti con la mafia fino al 1980; il secondo responsabile del reato di concorso esterno in Cosa Nostra operando come mediatore di Berlusconi fino al 1978.

Ebbene , nonostante la Procura di Palermo abbia svolto inchieste meticolose che hanno portato all’accertamento di gravissime responsabilità mafiose, da parte di personaggi cardine del nostro Paese, i soliti “potenti prepotenti” di fatto , scaltramente, continuano ad autoassolversi dalle accuse in base alle immunità politiche derivanti dal loro ruolo. Sono delinquenti a prescindere, tutto lo sanno, ma nessuno può farci nulla. Ma il bello della democrazia è proprio questo: la rilevanza dei fatti non è solo penale, ma anche sociale e potrebbe indurre, prima o poi, i cittadini a cercare il modo di cambiare le cose!

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