Innocente liberato dopo 20 anni di carcere nel tarantino COMMENTA  

Innocente liberato dopo 20 anni di carcere nel tarantino COMMENTA  

carcere minorile

20 anni trascorsi in carcere, poi la fine dell’incubo. Nello stesso periodo, cadevano in prescrizione le accuse per “l’orco”.

Si chiama Angelo Massaro, ha 51 anni ed è originario di Fragagnano, in provincia di Taranto. Il 15 maggio del 1996 è stato arrestato con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere nell’ambito delle indagini relative a un fatto di sangue risalente all’ottobre dell’anno precedente.


Da lì, per Massaro, è iniziato un periodo di detenzione, nel corso del quale è stato celebrato il processo che lo riguardava. Sulla base di un’intercettazione telefonica e della testimonianza di un collaboratore di giustizia, Angelo Massaro è stato condannato a 30 anni di carcere.


Scarcerato dopo 20 anni: era innocente

Nei giorni scorsi, però, la riapertura del processo ha portato ad una revisione completa della vicenda. Il legale di Angelo Massaro, l’avvocato Salvatore Maggio, è riuscito a dimostrare che il suo assistito, mentre si compiva il delitto, si trovava in una città diversa. Lo ha dimostrato in modo così chiaro e inequivocabile, che Angelo Massaro è stato scarcerato.


“Il mio assistito è ancora a Catanzaro” ha raccontato l’avvocato maggio, “mi ha chiamato poco fa e si sente un po’ spaesato. Non è facile dopo 21 anni sempre in una cella vedere le macchine, il bar, la strada. Il mondo è cambiato. Gli gira la testa, ha paura. E’ veramente spaesato. Faceva i colloqui con i familiari ogni 15 giorni. Penso che tornerà a Fragagnano. I suoi figli ora sono maggiorenni. Quando fu arrestato il secondogenito aveva appena 45 giorni. Questa è una storia molto particolare”.

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“Posso dire con amarezza”, ha aggiunto l’avvocato Maggio, “che c’è una persona che non ha commesso il grave reato per il quale era stato condannato e che solo dopo 21 anni lascia le patrie galere”.

Innocenti, tutti, fino a prova contraria

La notizia di Angelo Massaro è arrivata a pochi giorni di distanza da quella della prescrizione dell’accusa di reato di abuso sessuale a carico di un uomo a venti anni di distanza dai fatti. Le due vicende, accomunate dall’intervallo temporale, ispirano riflessioni diverse. Nei giorni scorsi è stato scritto, in merito alla vicenda del presunto violentatore e del suo procedimento penale presso il tribunale di Torino, che “le prove del reato sono scolpite nel suo (della bambina, ndr) corpo, oltre che nella sua memoria”.

Sulla vicenda si è espresso, fra gli altri, anche il Direttivo della Camera Penale di Novara, con un comunicato stampa intitolato “In difesa dell’orco” e che, riletto alla luce della vicenda di Angelo Massara, acquista ulteriore significato.

Il comunicato pone in evidenza “come i media italiani e, conseguentemente, l’opinione pubblica siano profondamente permeati da un viscerale giustizialismo o, quantomeno, da una totale assenza di spirito critico: non una voce si è levata dal coro per dire che, sommessamente, magari il mostro, l’orco, il violentatore, magari era un cittadino innocente”. Innocente, “magari”, proprio come Angelo Massara., perché, sempre, Costituzione alla mano, “l’imputato si presume non colpevole fino alla sentenza definitiva”.

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