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Inps: ecco la sua triste evoluzione

Roma

Inps: ecco la sua triste evoluzione

L’istituto Nazionale della Previdenza Sociale è nato nel lontano 1933 ,allo scopo di fornire prestazioni previdenziali a quei lavoratori che avevano versato dei contributi per un certo numero di anni stabiliti dalla legge ed al termine del quale poteva godersi finalmente il meritato riposo chiamato “pensione”, godendo di un vitalizio garantito dallo Stato.

Ovvero: ogni lavoratore versava e continua a versare all’istituto somme di denaro che gli appartengono, a garanzia del suo futuro, come da accordo stipulato appunto nel 1933, senza mai intaccare il capitale, ma godendo degli interessi maturati proprio come succede per le normali assicurazioni sulla vita.

Utile ricordare che nel 1939 vennero altresì create delle gestioni assicurative separate contro la disoccupazione, malattia e vennero introdotti gli assegni familiari. Nel 1968 nacque poi la Cassa Integrazione guadagni straordinaria e venne riconosciuta ai pensionati 65enni in difficoltà, una pensione integrativa volta a garantire il soddisfacimento dei beni di prima necessità ( sempre attraverso i loro soldi).

Il meccanismo fin qua era lineare, anche se non dava al lavoratore la possibilità di scegliere, come avviene nelle assicurazioni private, fra vitalizio o capitale, ma tutto sommato era funzionale.

Oggi però le cose sono cambiate e vediamo perchè.

Il nostro governo sta cercando di far passare quelli che sono i volontari contributi di proprietà del lavoratore, come una sorta di tassa da versare allo Stato e sta altresì facendo credere che i cittadini, ( causa l’allungamento della vita e gli stipendi maggiorati nel corso degli ultimi anni) debbano ritornare il favore allo Stato concedendo lo slittamento dell’età pensionabile e mantenendo tuttavia il reddito minimo.

Altro sopruso a danni dei cittadini viene fatto sul Tfr ( il trattamento di fine rapporto). Anche esso viene pagato grazie ai soldi accantonati nel corso degli anni attraverso una sostanziosa detrazione in busta paga: dalla mensilità per ogni anno di lavoro corrispondente all’80% del totale versato, si è passati all’80% di tale 80%.

Ma perchè dovremmo cedere a questo ricatto, visto che si tratta di soldi nostri? Lo Stato ha il diritto di pretendere tali sacrifici in nome di una crisi non generata dai cittadini? E soprattutto perchè, nell’ottica di una giustizia “giusta”, tali sacrifici non partono dall’alto? Gli stipendi di manager e politici e le loro pensioni infatti sono scandalosi ; il loro Tfr poi è talmente alto che con esso si potrebbero pagare le mensilità di tutti i dipendenti di un centro commerciale!

La cosa scandalosa è che i tagli vengono effettuati dietro il diktat dell’Europa, che impone sacrifici in nome dei mercati e della speculazione finanziaria.

Ma ciò che più sconcerta è la volontà di incidere anche sui contributi versati dai lavoratori ad enti previdenziali alternativi.

A rigor di logica i versamenti si sarebbero dovuti cumulare al momento della pensione del lavoratore ed in effetti in passato era possibile ricongiungere i contributi versati presso l’ultimo ente.

Nel caso di una mancanza contributiva e solo in questo caso ( per evitare di avere periodi non validi ai fini del calcolo pensionistico) un dipendente poteva chiedere il riscatto dei periodi scoperti.

Per gabbare meglio i cittadini tuttavia, il Minstro Sacconi ha pensato bene di presentare in Parlamento nel 2010 una proposta legge, poi approvata e convertita in legge numero 122 decreto 78 del 31 maggio 2010.

Tale legge prevede che per ottenere il ricongiungimento dei contributi( sempre versati regolarmente da lui) il lavoratore deve pagare gli anni da ricongiungere ex novo, come se non lo avesse già fatto.

A voi il commento!

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