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Inps, in Italia 469 mila contratti a tempo indeterminato in più nel 2015
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Inps, in Italia 469 mila contratti a tempo indeterminato in più nel 2015

I dati diffusi ieri dall’Istituto per la Previdenza Sociale (Inps) hanno fornito il ritratto di un’economia italiana in ripresa, in cui il mondo del lavoro sta risentendo in maniera molto positiva degli interventi varati a suo tempo dall’esecutivo del premier Matteo Renzi.

Secondo l’Inps, infatti, dall’inizio dell’anno allo scorso mese di settembre, in Italia sono stati registrati 469 mila nuovi contratti a tempo indeterminato, un numero valutato come saldo fra l’apertura di nuovi contratti (1.33 milioni), la trasformazione di pre esistenti contratti a tempo determinato o di apprendistato (371 mila) e l’interruzione di contratti stabili (1.23 milioni). Un bilancio “fortemente positivo e nettamente superiore a quello registrato l’anno scorso”, ci ha tenuto a evidenziare l’Inps, perché nel corrispondente periodo del 2014 i nuovi contratti furono meno di 100 mila.

Ci ha pensato lo stesso Inps a porre in evidenza il legame fra il risultato positivo e le misure volute dal governo, evidenziando che, ad usufruire delle agevolazioni sui contributi (Legge di Stabilità per il 2015), sono stati in circa 900 mila, di cui 700 mila per nuove assunzioni e 200 mila per la trasformazione di pre esistenti contratti a termine.

Importante è stato il passo in avanti in termini di percentuale di rapporti di lavoro stabili rispetto al totale, passato dal 32% del 2014 al 38% di quest’anno.

Fra le regioni italiane, sono stati il Friuli Venezia Giulia, l’Umbria e il Piemonte quelle che hanno registrato il maggior numero di nuovi contratti di lavoro (in alcune zone è stato addirittura raggiunto un +80% rispetto al 2014). Al di sotto della media nazionale (+34%) sono invece rimaste sia la Puglia, sia la Calabria, entrambe attorno al +16%.

In termini di remunerazione, fra i nuovi contratti stipulati sono in calo quelli sotto i mille euro al mese (5.3% nel 2015, mentre l’anno scorso erano il 6.3%), mentre risultano in crescita le categorie del range 1500 – 1700 euro al mese e quella al di sopra dei 2 mila euro.

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