Insegnante trova una lettera di un prigioniero di guerra durante il nazismo

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Insegnante trova una lettera di un prigioniero di guerra durante il nazismo

Una professoressa di latino e italiano trova una lettera scritta durante il Terzo Reich. La donna ha cercato i parenti dell’autore del messaggio ed ha scoperto interessanti verità

Non si sarebbe mai aspettata di fare una simile scoperta quella fortunata mattina, la professoressa Valentina Romolo. Valentina insegna al liceo scientifico di Como Paolo Giovio il latino e l’ italiano e stava passeggiando vicino la scuola quando ha trovato qualcosa di inaspettato. Dimenticata sul suolo c’era infatti una curiosa lettera, marcata con il timbro dell’aquila caratteristica della Germania nazista. La Romolo ha pensato che fosse di qualche suo studente, utilizzando frequentemente vocabolari di famiglia poteva essere caduta ad uno di loro. Nessun suo alunno però rivendicò la proprietà di quella busta, così Valentina l’ha aprì per cercare di capire se, tramite il contenuto, sarebbe potuta risalire ai proprietari. Il testo della lettera era il seguente: «Cari genitori, dopo un lungo silenzio eccomi a voi col farvi sapere che mi trovo in un altro sito ove qui lavoro la terra. Sono in aperta campagna in case di contadini. Mangiare non me ne manca, perciò non preoccupatevi di nulla che sto veramente bene. Sono momenti critici per tornare a casa. Pensate ha tirare avanti più bene che potete la vita, certo sì tanto dura. Sempre vi sono vicino col pensiero. Non mi resta così che mandarti un bacio, ha te cara mamma e caro babbo, fiducioso che mi presto ritorno fra voi, miei cari».

La professoressa è riuscita a rintracciare Romano, il cugino del mittente della lettera che oggi ha 44 anni. Romano ha spiegato che quelle parole erano state scritte da suo cugino Roberto nel 1944, quando aveva appena vent’anni. Il clima dipinto da Roberto non era probabilmente quello che stava vivendo realmente, ma aveva scritto quelle parole solo per rassicurare la sua famiglia. In realtà il giovane all’epoca si trovava in Polonia, condannato ai lavori forzati dopo essere stato catturato dai nazisti dopo l’armistizio. Romano ha raccontato di essere stato estremamente felice per quella lettera: «È stato bellissimo, mi ha portato alla mente tanti ricordi. Dopo la guerra Roberto tornò a casa, non aveva potuto studiare ma per anni lavorò come postino e per questo tutti si ricordano di lui, anche se è morto nel ’99. Era un ragazzo gentile, amava suonare la fisarmonica, si diceva orgoglioso del suo lavoro perché si sentiva il custode delle lettere dei paesani». Anche la stessa Valentina si è commossa per l’accaduto: «Sono contenta di aver trovato i legittimi proprietari, anche se mi dispiace separarmi da un reperto così prezioso, che aiuta a recuperare i ricordi e a creare legami. Sono entrata in contatto con una famiglia sconosciuta ma ho scoperto un pezzo di storia. È emozionante pensare che poteva andare perduto per sempre e invece me lo sono ritrovato davanti ai piedi, per caso».

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