Intervento di Eleonora Artesio sulla riforma sanitaria in Piemonte

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Intervento di Eleonora Artesio sulla riforma sanitaria in Piemonte

La consigliera regionale del Piemonte della Federazione della Sinistra, Eleonora Artesio, in merito alla discussa riforma sanitaria ha dichiarato: “Ogni programmazione sanitaria di questi tempi, nazionale e regionali, dichiara in premessa il limite della sostenibilità/compatibilità. È doveroso fino all’ovvietà che ogni risorsa pubblica debba essere impiegata in modo appropriato e in direzione della massima efficacia. Il limite ossessivamente dichiarato non si traduce in raccomandazione alla buona amministrazione, ma ribalta l’approccio alla responsabilità pubblica per la tutela della salute: prima di chiedersi cosa sia necessario fare per soddisfare una domanda fondata di cure e assistenza, ci si chiede se sia compatibile con i budget predeterminati e, di questi tempi, le risposte mediamente sono negative. E’ bene, quindi, porsi e porre sempre la domanda: il fabbisogno deve essere definito sulla base dell’assistenza da garantire o su vincoli di finanza pubblica?
Per favorire la riflessione sulle risposte possibili, è bene ricordare che il nostro sistema sanitario pubblico e universale insiste sul PIL per meno del 7% (l’8% se consideriamo quanto privatamente sostenuto dai cittadini)a fronte di organizzazioni sanitarie europee (Francia e Germania, 9% del PIL) più costose e meno universalistiche.
LA COMPARTECIPAZIONE DEI CITTADINI
Se il nostro sistema è sostenuto dalla fiscalità generale, da tempo sono stati introdotti obblighi aggiuntivi in rapporto allo specifico utilizzo dei servizi, come i ticket su farmaci e diagnostica e il pagamento della retta alberghiera nell’area sociosanitaria.

Gli indirizzi più recenti, dalla manovra Tremonti dell’agosto 2010 alle ipotesi in corso per il nuovo Patto della Salute, intervengono ad accentuare e ampliare il ricorso al ticket. Questo strumento è stato, talvolta, nobilitato e presentato come possibile governo della domanda sanitaria per contenere le richieste inappropriate indotte dal consumismo sanitario. L’esperienza ha dimostrato che è difficile separare consumo improduttivo da consumo necessario e, comunque, la responsabilità di una richiesta inappropriata attiene al medico proscrittore non al paziente cui è richiesta la corresponsione del ticket, peraltro nel momento di fragilità in cui necessita di una prestazione. Parallelamente sia la legge delega al governo sulla riforma dell’assistenza sia alcune proposte legislative regionali introducono forme di partecipazione ai costi in segmenti assistenziali oggi gratuiti come le post acuzie (riabilitazione e lungodegenze) e propongono di modificare la base imponibile su cui calcolare la compartecipazione, passando dal reddito individuale a quello familiare.
In questo processo si innestano alcune suggestioni nominate nella bozza del piano sociosanitario di Cota, ovvero il ruolo delle assicurazioni sanitarie integrative, oggi contemplate in alcuni contratti di lavoro.

Pur trascurando le inevitabili diseguaglianze che conseguono, in ragione delle differenti forme assicurative com’era un tempo perle “mutue”, c’è da chiedersi se siano sostenibili (e le assicurazioni disponibili) i costi più complessi e di lunga durata, ovvero se la promozione da parte del pubblico dell’assistenza integrativa non sia un modo per “sgravarsi” a scapito della tutela dovuta ai malati.
In questi scenari, esiste una “via di sinistra”? È possibile immaginare tra un privato invadente e un pubblico in difficoltà un processo di autorganizzazione dei cittadini, nell’ambito sociosanitario, che promuova risposte certe e giuste in logica di territorialità e domiciliarità, d’individualizzazione e umanizzazione delle cure?”.

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