Intervista a Paolo Ferrero:”Perché ho denunciato Renzi sul Referendum Trivelle”

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Intervista a Paolo Ferrero:”Perché ho denunciato Renzi sul Referendum Trivelle”

«Ho appena denunciato Renzi per reato di induzione all’astensione: pena da 6 mesi a 3 anni. ‪#‎referendum ‪#‎Renzigohome

Ho appena denunciato alla Procura della Repubblica di Roma Matteo Renzi per il reato di induzione all’astensione ai sensi dell’art. 51 della legge 352 del 25 maggio 1970 che recita “…chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie funzioni all’interno di esse, si adopera (…) ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni (…)”».

Questo è il post con cui Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista – Sinistra Europea, ha esordito sulla sua pagina Facebook nel pomeriggio dello scorso 15 Aprile.

Sono infatti numerose le occasioni in cui Matteo Renzi avrebbe incitato gli italiani all’astensionismo durante il pieno periodo di campagna elettorale relativo al referendum sulle trivelle appena conclusosi, peraltro, con un nulla di fatto, esordendo diverse volte con frasi del tipo: «Spero che questo referendum fallisca».

Il voto è un diritto ed un dovere, un obbligo morale dettato dal proprio senso civico che ogni cittadino maggiorenne deve poter esercitare in un regime di totale libertà e nella riservatezza più assoluta.

Paolo Ferrero ha voluto riportare all’attenzione di noi italiani il gesto scorretto di Matteo Renzi, appellandosi alla norma di cui all’art.

98, D.P.R. 361 del 30 marzo 1957 (T.U. leggi elettorali): «Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000», espressamente richiamato, per la materia referendaria, dall’art. 51, L. 352 del 25 maggio 1970: «Le disposizioni penali, contenute nel Titolo VII del testo unico delle leggi per la elezione della Camera dei deputati, si applicano anche con riferimento alle disposizioni della presente legge.

Le sanzioni previste dagli articoli 96, 97 e 98 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti negli articoli stessi contemplati riguardino le firme per richiesta di referendum o per proposte di leggi, o voti o astensioni di voto relativamente ai referendum disciplinati nei Titoli I, II e III della presente legge».

Non ci resta dunque altro da fare se non seguire l’evolversi della vicenda nei prossimi giorni.

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