Intervista: Quasiviri, il do it yourself e la follia musicale (finalmente)

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Intervista: Quasiviri, il do it yourself e la follia musicale (finalmente)

I Quasiviri sono un trio di stanza a Milano, formato da due italiani e un canadese, Roberto Rizzo al synth (dei R.U.N.I.), Chet Martino al basso (Ronin) e André Arraiz-Rivas alla batteria (Satan Is My Brother). La loro musica è al contempo massiccia e bizzarra, melange di progressive, punk e 8-bit con cantati tra lo stralunato e l’epico. Sono alla seconda prova discografica e sono appena usciti con il loro primo videoclip. Ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere con Chet.

Dopo l’uscita del disco Freak of Nature prima dell’estate, avete da poco pubblicato il video della title-track. Su Youtube abbiamo letto “Directed by Quasiviri”, avete fatto tutto voi?

Tutto noi. Le band come la nostra sono abituate a fare tutto da sole, ma nel caso di Freak of Nature, accanto ad alcune cose ovvie, ce ne sono altre che lo sono molto meno.

E’ un progetto che è nato abbracciando completamente il DIY (Do It Yourself, ndr). Non mi riferisco solo al fatto di suonare la nostra musica, guidare il nostro furgone e sperperare i nostri soldi. Stavolta abbiamo fatto davvero tutto noi. Il disco l’abbiamo registrato in presa diretta, con 6 microfoni in tutto, nella saletta dove proviamo, che è un box. Roberto, il nostro tastierista, è anche un fonico (Morkobot, Bugo, molti altri, ndr). Abbiamo fatto il missaggio e anche il mastering. Abbiamo realizzato la grafica della copertina e l’abbiamo serigrafata noi stessi a mano, poi abbiamo imbustato i vinili. Con gli stessi impianti abbiamo fatto le magliette, sempre a mano, sempre noi. Partendo dalla stessa grafica mi sono occupato del sito web. Il mio day job è il web design, quindi cadevo in piedi.

Per arrivare alla realizzazione del video: ci hanno prestato una buona videocamera e ci siamo ripresi a vicenda nello stesso box in cui proviamo e in cui abbiamo registrato il disco.

Poi, partendo dal testo del brano e da alcune indicazioni di André che l’ha scritto, ho composto quei mostri e li ho animati, senza averlo mai fatto prima. Quindi ho montato tutto. E’ stato divertente ed estenuante. Per questo video abbiamo usato un budget di milioni di neuroni e centinaia di ore di lavoro, ma non un solo euro.

Mi sembra che nonostante sia fatto in casa, la qualità non sia esattamente da buttare via.

Ti ringrazio, è una cosa importante. Dimostra che fare da sé non vuol dire fare le cose male, anzi avere il completo controllo ti permette di farle meglio, senza essere schiavi della fretta e senza rischiare di tradire un’idea delegandone la realizzazione a qualcuno di esterno. Poi il video non ha la pretesa di essere “professionale”, ma oltre al fatto che in questo caso il lo-fi è una scelta piuttosto esplicita, sono convinto che la qualità di un prodotto non sia solo data dalla sua realizzazione tecnica, ma dalla visione che c’è dietro.

Questo video magari non è perfetto, ma lo troviamo perfetto per quel pezzo e per noi!

Il disco è uscito per Wallace Records, To Lose La Track e Megaplomb, ed è distribuito nei negozi da Audioglobe, quindi non avete fatto tutto da soli.

Ma sono realtà che per dimensioni, spirito e modalità di azione sono completamente aderenti a noi. Non sono case discografiche con chissà che struttura, sono piccole etichette che incarnano in pieno il DIY. In particolare Megaplomb è la mia etichetta! Con Wallace collaboriamo da sempre ed eravamo desiderosi di coinvolgere To Lose La Track. E’ una squadra che abbiamo voluto.

Inoltre per noi era fondamentale che alla fine degli sbattimenti ci fosse qualuno che fruisse del risultato. Ogni etichetta ha una propria audience di orecchie curiose. Non serigrafiamo trecento dischi per tenerli in cantina.

Il vostro disco sta avendo un po’ di risonanza nei circuiti underground, sono 4 pezzi per un totale di 21 minuti, è l’anticipazione di un album?

In teoria no, l’idea era che questo EP vivesse di vita propria e fosse un episodio breve ma compiuto.

Il nostro primo CD (“The Mutant Affair” del 2009, ndr) durava più di 50 minuti, più della media dei CD di band del nostro giro, ma la cosa non ci ha spaventati, così come stavolta non ci ha spaventati fare un disco breve. E’ una specie di album di 20 minuti, coeso e fulminante. Però oggettivamente dura poco, gente che l’ha comprato ci ha detto che lo ascolta due volte di seguito. E non sei il primo a vederlo come un’anticipazione di qualcosa di lungo. Tanto che anche a noi è venuta la voglia di fare presto un album intero. Ci stiamo lavorando, abbiamo già un po’ di pezzi pronti.

Farete ancora da soli?

Mentre stampavamo le copertine, lordi di inchiostro e frustrati per le sbavature, oscillavamo dal giurare a noi stessi che non l’avremmo fatto mai più, al partorire idee per la stampa della prossima copertina. Così come gli ultimi giorni e le ultime notti di montaggio video ci hanno logorato, ma ci hanno messo voglia di fare il prossimo. Insomma non sappiamo cosa ci riserva il futuro, al momento siamo molto concetrati sui pezzi nuovi e sui concerti dal vivo. Perché ci dilettiamo con il bricolage e tutto il resto, ma innanzitutto viene la musica.

Il video di Freak of nature

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