Intifada dei coltelli, neonato di 8 mesi fra le vittime

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Intifada dei coltelli, neonato di 8 mesi fra le vittime

Secondo quanto riferito dal ministero della Salute palestinese, ci sarebbe anche un neonato di 8 mesi fra le vittime dei recenti disordini avvenuti in Cisgiordania.

E’ stata chiamata la Nuova Intifada, o Intifada dei Coltelli e, da circa un mese e mezzo, sta rianimando una situazione di tensione che, a questi livelli, non si vedeva da tempo. Una cinquantina gli episodi di violenza, considerando solo i più gravi. 10 i morti israeliani, 67 quelli palestinesi. Numeri che conducono a medie altissime, più di due vittime al giorno, e soprattutto definiscono una condizione generale che né i diretti interessati, né tanto meno la comunità internazionale stanno dando l’impressione di poter controllare. Nell’ultimo fine settimana, persino un neonato di 8 mesi sarebbe finito fra le vittime della ripresa delle ostilità. L’episodio si sarebbe verificato, secondo il ministero della Salute palestinese, nei pressi del villaggio di Beit Fajar, in Cisgiordania, dove un gruppo di manifestanti palestinesi stava lanciando pietre contro i soldati israeliani che hanno reagito con il lancio di lacrimogeni.

Di questi ultimi, uno sarebbe entrato nella casa del bambino, che sarebbe poi morto asfissiato dai fumi.

Sempre in Cisgiordania, due palestinesi sarebbero stati feriti in modo grave da alcuni poliziotti israeliani, che hanno reagito ad un tentativo di accoltellamento. Secondo alcune fonti, uno dei due palestinesi sarebbe in seguito deceduto. Nel frattempo, a Gerusalemme, un palestinese avrebbe accoltellato e ucciso un ragazzo israeliano di vent’anni e, in seguito, sarebbe stato a sua volta ucciso dalla polizia israeliana.

Il ritmo con cui a ciascun episodio di violenza fa seguito un altro episodio di violenza è incalzante e l’impressione è che non ci sia modo di arrestare il precipitare degli eventi. Di recente, il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha dichiarato che Israele occorre trovare una soluzione “e basta”, come dire che non ci sono grossi margini di trattativa, se non quello di cercare di mantenere il più fragile degli status quo e migliorare le condizioni di convivenza.

Il rischio maggiore, in questa situazione, è che possano finire per trovare sempre maggior margine di manovra gruppi legati allo Stato Islamico, un terzo protagonista che, in campo su un terreno come quello del conflitto israelo-palestinese, potrebbe avere l’effetto devastante di un cerino acceso in un deposito di polvere da sparo.

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