Io vi maledico di Concita De Gregorio

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Io vi maledico di Concita De Gregorio


Ecco il ritratto del Paese in cui viviamo – sempre sfocato dalle risse e dalle urla del presente – che si fa piú nitido quando le piccole storie di ciascuno sono cucite insieme in modo da comporre una grande storia corale. «Io vi maledico» c’è scritto sulla lapide di marmo che un operaio
dell’Ilva di Taranto ha voluto mettere per strada, sotto casa sua. «Io vi maledico», dice la figlia dell’imprenditore che si è ucciso strozzato dall’usura bancaria, la studentessa venuta dalla Puglia e mantenuta da genitori operai che trova chiuse le stanze dei baroni romani, il minatore del Sulcis che voleva fare politica per la sua gente ma non ha trovato posto, la sindaca della Locride minacciata di morte, che vede andare milioni di euro in fumo. Sale dalle manifestazioni di piazza, dall’indifferenza offesa degli italiani assenti, una rabbia che è insieme fragilità, impotenza. La rabbia giusta dei giovani indignati che contagia le città di tutto il mondo e quella cieca di chi lancia sassi.

La rabbia: che se è una malattia portata dai topi uccide popoli interi, se è un vento rivoluzionario cambia il mondo, se è un fumetto fa divertire i bambini, se la governi ti è amica – insegna Hulk, che di rabbia è verde. Se ti fai governare da lei – in politica come in amore, nella vita di tutti e in quella di ciascuno – hai già perso: l’uomo che ami, le elezioni, la fiducia in chi ti rappresenta o dovrebbe, la fortuna, la vita.

1 Commento su Io vi maledico di Concita De Gregorio

  1. consiglio di lettura.
    La Parigi degli artisti, da Picasso a Renoir, da Cézanne a Matisse, la città della Belle Epoque, della mondanità e delle corse dei cavalli, dell’invasione tedesca nella prima guerra mondiale, ma soprattutto la Parigi di Modigliani coi suoi eccessi, la sua creatività, i suoi patimenti e la sua umanità, narrata attraverso la vita rocambolesca di una delle protagoniste di quel periodo, Elvira la Quique, che di Modigliani fu modella e amante. Una biografia-romanzo in cui il giornalista Carlo Valentini (Graus editore) ripercorre tutta l’avventura artistica e personale di Amedeo Modigliani, ricostruendo in forma di romanzo il legame che unì il pittore alla modella di alcuni dei suoi celebri nudi, allo stesso tempo casti e ammiccanti, che ben svelarono anche l’interiorità di questa ragazza scappata dalla vita di miseria e prostituzione di Marsiglia e approdata alla vivacità anarchica di Montmartre e Montparnasse. Elvira, eroina quasi inconsapevole di una delle stagioni più esaltanti della recente storia europea, ci conduce nel cuore artistico di Parigi, ci fa conoscere i suoi abitanti poi divenuti famosi e ci guida in quelle irripetibili atmosfere in cui si intrecciavano libertà e gioia, frustrazioni e amarezze, droga e sesso, illusioni e amori.

    In fondo, in quella vita dominata da brucianti passioni, nel tourbillon d’amori, solo con lei aveva condiviso l’atteggiamento verso la vita: l’essere ed il fare del tutto preminenti rispetto alle gabbie del ragionamento razionale.

    Montmartre con i grand-caffè con la sagoma del Moulin Rouge e le coppie che si baciano in libertà accolgono Elvira, fuggita da una vita di stenti e scandalosa che le avrebbe reso impossibile rimanere a Marsiglia. Giunta a Parigi diventerà il simbolo femminile di una stagione provocatoria, creativa e pulsante: l’avanguardia.
    Con i suoi occhi, di un marrone impastato col nero, brillanti, espressivi, provocanti, riuscirà ad imbarazzare Amedeo Modigliani, italiano eccentrico e raffinato, irrequieto, squattrinato e grande seduttore.
    Elvira, pronta all’avventura, assetata di conoscere, amante della vita senza pudori, gioiosa anche nelle avversità diventerà la sua musa, la sua modella e la compagna, condividendo il senso più profondo di un’aspirazione libertaria.
    Nel marzo 1917 Modigliani vivrà una nuova primavera artistica con quadri dalle tonalità più dolci e da una diversa luce che illuminerà i nudi di Jeanne, sua nuova compagna; ma il legame tra Elvira ed Amedeo non si spezzerà mai: “impossibile lasciare la mia musa, ci cercheremo sempre”. E poco prima di morire, l’artista la ritrarrà ormai matura, ma con un’espressione infantile, in uno dei suoi nudi più casti: un omaggio d’amore alla sua Elvira che sfociava dal profondo dell’anima.

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