Irena Sendler: l’infermiera che salvò 2500 bambini dalla Shoah

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Irena Sendler: l’infermiera che salvò 2500 bambini dalla Shoah

Irena Sendler: l'infermiera che salvò 2500 bambini dalla Shoah
Irena Sendler: l'infermiera che salvò 2500 bambini dalla Shoah

Irena Sendler fece uscire, dal ghetto di Varsavia, 2500 bambini dentro ambulanze, valigie, sacchi, cassette per attrezzi. Jolanta, il suo nome di battaglia.

Ciò che fece Irena Sendler fu un miracolo. Ben 2500 bambini riuscirono a fuggire dal ghetto di Varsavia nascosti in ambulanze e dentro valigie, sacchi di iuta, persino sui fondi delle cassette per gli attrezzi. Tutti la conoscevano con il nome di battaglia di Jolanta. Irena morì nel 2008. Aveva 98 anni. Venne annoverata tra le figure più notevoli che lottarono contro l’orrore del regime nazista. Eppure, sosteneva di avere “rimorsi di coscienza per aver fatto così poco”.

Irena diceva di essere stata influenzata dall’esempio dei genitori. Soprattutto del padre medico che esercitava in una piccola città vicino a Varsavia. La maggior parte dei suoi pazienti erano ebrei poveri che i suoi colleghi si rifiutavano di curare. Quando i tedeschi procedettero con l’invasione della Polonia, nel settembre del 1939, Irena era assistente sociale nonché responsabile degli aiuti alimentari e finanziari destinati agli indigenti della città. Ma fin dall’inizio, si prodigò verso le famiglie ebree, fornendo loro i documenti falsi per nasconderne le origini semitiche.

Fu nell’autunno del 1940, che la situazione peggiorò: circa mezzo milione di ebrei vennero segregati nel ghetto murato. Una prigione a cielo aperto. Una soluzione che anticipava il trasporto verso il campo di sterminio di Treblinka. Infatti, nel luglio del ’42, iniziò l’Operazione Reinhard e 250.000 ebrei furono deportati.

L’inizio del dramma

Irena, entrata a far parte della resistenza polacca, venne incaricata, dal movimento clandestino, della messa in salvo del maggior numero di bambini confinati nel ghetto. Lei vi poteva accedere con la scusa di assistere le persone malate di tifo. Nell’operazione di salvataggio, venne ovviamente aiutata da altre 20 persone, ognuna delle quali aveva compiti diversi, come portare fuori i bambini, trovar loro una casa che li ospitasse e consegnar loro i documenti falsi, salvacondotto per una nuova vita.

Per far uscire i piccoli dal ghetto, alcuni furono legati sotto una barella, altri vennero messi in valigie, scatole, sacchi di patate.

La maggior parte di loro trovò ospitalità nelle strutture religiose e in case private, sebbene fosse prevista la pena di morte per coloro che avessero accolto un ebreo. Irena registrò tutti i bambini salvati: appuntò il nome di origine, la nuova identità e il luogo dove erano stati inviati. Scrisse tutto questo su fogli di carta velina che conservava in vasi di vetro seppelliti sotto un albero di mele. Al termine del conflitto, però, non li trovò più.

Nell’ottobre del ’43, Irena Sendler venne arrestata dalla Gestapo, condotta in carcere e torturata. Gli ufficiali volevano sapere i nomi degli altri membri della resistenza. Ma lei si rifiutò di rivelarli. Le furono rotte gambe e piedi. Condannata a morte, si salvò solo grazie all’avidità del soldato sorvegliante, corrotto da alcuni compagni della resistenza stessa. Data per morta dai tedeschi, Irena restò nascosta per tutta la durata della guerra.

Riconoscimenti

Nel 1983, Irena Sendler ricevette la medaglia di “Giusto tra le Nazioni“. Nel 2007, venne proclamata Eroe Nazionale dal Parlamento della Polonia.

Così scrisse: “Ogni bambino che sono riuscita a salvare giustifica la mia esistenza su questa terra. E non è un titolo di gloria”.

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