Is chiude la diga di Ramadi: rischio crisi umanitaria

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Is chiude la diga di Ramadi: rischio crisi umanitaria

La strategia militare dello Stato Islamico passa per l’acqua.

La televisione araba Al Arabyia ha riferito che i soldati del Califfato hanno chiuso alcune delle condotte in partenza dalla diga di Ramadi, limitando il flusso idrico verso valle (in particolare verso le zone di Khaldiyah e Habbaniyah, a est di Ramadi) e, di fatto, provocando un abbassamento del livello del fiume Eufrate.

A lanciare l’allarme è Sheikh Rafa al-Fahdawi, il leader della tribù Albu Fahad che combatte contro l’Is: “Tagliare l’acqua a Khaldiyah e Habbaniyah porterà a una grave crisi umanitaria, e non solo in queste zone, ma anche più a sud”.

Diversa la lettura fornita dall’ex responsabile del dipartimento iracheno per la gestione delle risorse idriche Aoun Dhiyab, secondo il quale l’intento dei miliziani non è tanto quello di tagliare le forniture di acqua, quanto proprio quello di ridurre il livello del fiume in modo da poterlo attraversare con facilità e muovere da Ramadi verso altre zone.

La situazione è in ogni caso preoccupante. Le ultime manovre dello Stato Islamico hanno disegnato un Califfato di quasi 100 mila km quadrati, costituito da metà dell’ex territorio della Siria e da più di un terzo di quello dell’Iraq.

In Siria, l’avanzata è diretta verso Aleppo a nord e Damasco a sud. In Iraq, invece, i miliziani intendono calarsi da nord sulla città di Baghdad.

I vecchi confini, risalenti a dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (accordo anglo francese Sykes – Picot), sono già stati cancellati.

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