Israele, “no a cittadinanza” per sposi palestinesi

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Israele, “no a cittadinanza” per sposi palestinesi

Con una sofferta decisione la Corte Suprema israeliana (sei giudici a favore e cinque contrari, tra cui Dorit Beinish, presidentessa della stessa Corte) ha approvato la discussa legge che nega l’estensione automatica della cittadinanza o anche il diritto alla residenza permanente agli sposi palestinesi di cittadini di Israele (ammettendola però in casi umanitari). Tale norma era stata approvata in via provvisoria nel 2003 quando lo Stato ebraico era impegnato a contrastare un’ondata di attentati terroristici palestinesi. Parallelamente si è registrata la crescita di matrimoni tra arabi cittadini di Israele e palestinesi della Striscia di Gaza o della Cisgiordania, che ha preoccupato la Knesset, il Parlamento israeliano, dominato allora da partiti centristi.

L’approvazione definitiva della legge è dovuta proprio al timore di infiltrazioni terroristiche sul territorio israeliano. Ragioni di sicurezza, dunque. D’altro lato c’è anche in gioco la questione dei diritti civili di oltre un milione di arabi israeliani. Tuttavia, ha spiegato il giudice Asher Grunis, ”i diritti civili non possono essere una ricetta per un suicidio nazionale”. “”Non esiste alcun esempio di un Paese che consenta l’ingresso di migliaia di cittadini di una entità nemica, per qualsiasi fine, durante un periodo di guerra, o di lotta armata”, ha proseguito.

Il presidente della Knesset Reuven Rivlin (Likud) ha proposto che, se le coppie israeliano-palestinesi vogliono vivere senza problemi “si trasferiscano nei Territori, o altrove”. La destra nazionalista si felicita per la vittoria dei “sì”, ma il dibattito alla Corte Suprema ferveva, perchè non c’è mai stato nessun caso in cui gli sposi palestinesi abbiano rappresentato un pericolo per lo Stato e, anche se ce ne fosse stato qualcuno, sarebbe stato sicuramente neutralizzato dai servizi segreti, fanno notare organizzazioni per i diritti civili.

Proprio da loro (Adala, Acri) giungono le maggiori proteste per l’approvazione della legge. . ”La Corte Suprema ha approvato una legge razzista, senza eguali in altri Paesi democratici”, ha dichiarato in modo lapidario Sawan Zahar dell’Associazione Adala.

In parlamento il deputato comunista Dov Henin ha fatto notare che ”nn passato si pensava che anche se la Knesset promulgava leggi deleterie, la Corte Suprema avrebbe poi provveduto a bloccarle”. “Da oggi non c’e’ piu’ certezza: in quella diga si e’ aperta una falla che non fa ben sperare”, ha detto preoccupato.

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