Israele, vietata la cittadinanza ai palestinesi coniugi di israeliani COMMENTA  

Israele, vietata la cittadinanza ai palestinesi coniugi di israeliani COMMENTA  

Il 12 gennaio la Corte Suprema di Israele ha affermato la costituzionalità della legge che vieta il diritto alla cittadinanza e alla residenza permanente in Israele ai coniugi palestinesi di cittadini israeliani, dopo che nel 2006 la stessa Corte Suprema ne aveva stabilito l’incostituzionalità.


La legge, approvata con sei voti a favore e cinque contro, risale al 2003 e già allora aveva scatenato l’indignazione della comunità araba che vive in Israele e delle associazioni per i diritti civili, che l’hanno ritenuta gravemente discriminatoria.


Nelle motivazioni alla sentenza il giudice Asher Grunis ha scritto che “ i palestinesi che diventano cittadini israeliani tramite matrimonio sono una minaccia per la sicurezza dello Stato” e che “rispettare i diritti umani non vuol dire accettare un suicidio nazionale”.


Nel corso degli anni, pur con qualche emendamento, la legge ha continuato ad essere applicata: nel 2005 fu dato il permesso alle donne sopra i 25 anni e agli uomini sopra i 35 anni di risiedere in modo temporaneo in Israele, ma sempre escludendo l’acquisizione della cittadinanza. In seguito alle proteste le autorità israeliane hanno cercato di fare qualche eccezione, approvando 33 richieste sulle oltre tremila presentate

Nel 2007 il divieto è stato esteso ai cittadini di Stati nemici d’Israele quali l’Iran, l’Iraq, la Siria e il Libano.

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Dalle colonne di Libero, l’eurodeputato del Partito Democratico Antonio Panzeri ha affermato che “Sembra far ben sperare, tuttavia, che la legge sia passata per un solo voto, a dimostrazione del fatto che Israele, aldilà degli attuali equilibri governativi e parlamentari, dimostra di possedere sufficienti strumenti di ragionevolezza e lungimiranza positivi per il futuro del Paese. Ci auguriamo, pertanto, che questa dialettica in Israele rimanga aperta e che possano prevalere le ragioni del dialogo, della democrazia e della pace, ragioni che noi continueremo a sostenere con forza e determinazione in Europa”.

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