Italia e Algeria: lo scandalo del petrolio

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Italia e Algeria: lo scandalo del petrolio

Come tutti ben sappiamo, la Seconda Repubblica è nata dalle ceneri della Prima Repubblica, seppellita dallo scandalo Enimont ,dalla corruzione imperante e dalla prima maxitangente della storia del nostro paese, futura madre di Tangentopoli.

All’epoca Dc e Psi intascarono sostanziose mazzette per permettere la nascita del più grande colosso petrolifero italiano che purtroppo fallì miseramente e dopo il naufragio del progetto, Occhetto dovette rimandare l’approdo al governo, cedendo il posto a Berlusconi : era il 1994.

Tutti i partiti pensarono bene di ridefinire il loro assetto politico o solo le apparenze e fu così che vennero cambiati nomi e simboli. Il Pci, per legittimarsi agli occhi della Finanza Anglofona divenne Pds, poi Ds e poi Pd e grazie a questa trasformazione i governi Prodi e D’Alema ottennero le privatizzazioni di Telecom, Eni ed Enel.

Oggi lo spettro degli scandali petroliferi ritorna, seppure in maniera diversa e con protagonisti diversi e si parla di presunte tangenti che l’Eni avrebbe pagato in Algeria a politici locali per ottenere delle commesse.

Fra i personaggi indagati c’è l’ad di Eni Paolo Scaroni, che ha stabilito ferrei rapporti con la Russia di Putin.

Oltre a Scaroni sono coinvolti altri sette dirigenti di Saipem e Eni: l’ipotesi è che i 197 milioni di euro siano stati versati in sette tranches alla Pearl Partners Limited di Hong Kong da Fardi Bedjiaoui, un intermediario indagato, che li avrebbe usati per corrompere le autorità algerine; parte di questi soldi sarebbero poi rientrati in Italia.

Oggetto di indagine è anche il rapporto di Bidjaoui e l’ex ad di Saipem Pietro Varone: si è infatti scoperto che l’uomo avrebbe versato decine di milioni nell’azienda agricola di Varone, di cui è socio. In realtà si sospetta che questi soldi possano provenire dalla presunta maxi-tangente algerina. Bodjiaoui tra l’altro avrebbe misteriosi legami economici con la moglie di Varone, confermate dal contenuto di una valigetta sequestrata lo scorso dicembre. In ultima analisi si studiala una nota che Pietro Varone ha indirizzato al consiglio di amministrazione della Snam Progetti Spa ( fusa con Saipem nel 2008) in cui raccomandava un certo agente della società di Hong Kong.

Gli inquirenti credono che le sette tranche siano state versate anche ad altre società del gruppo Eni.

E’ proprio su questa pista che sta lavorando la Guardia di Finanza, disponendo perquisizioni in Svizzera e in Francia; mentre i pm Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Sergio Spadaro hanno avviato rogatorie incrociate sui diversi paesi per cercare di risalire ed individuare eventuali passaggi di denaro misteriosi, pagati da altre aziende subcontraenti che avevano ottenuto lavori in subappalto in Algeria.

Nonostante tutto Scaroni non intende dimettersi e sebbene affermi di conoscere Bedjiaoui, sostiene di averlo incontrato solo una volta e di averlo conosciuto come il segretario del ministro algerino dell’energia. L’uomo insiste anche sul fatto che Saipem agirebbe in via autonoma rispetto a Eni e che dunque i fatti non sono consequenziali né concatenati.

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