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Italia sospettata di aiuti di stato per la proroga delle quote latte

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Italia sospettata di aiuti di stato per la proroga delle quote latte

La protesta degli allevatori
La protesta degli allevatori

Ce la farà l’Italia a pagare ulteriore dazio alle clientele leghiste che già hanno fatto tanti danni al paese? E’ la domanda che sorge spontanea nell’apprendere che la Commissione europea ha aperto nei confronti dell’Italia una procedura di indagine formale sugli aiuti di stato, invitandola a fornire informazioni in relazione alla proroga di 6 mesi al 30 giugno 2011, del pagamento della rata delle multe sul latte in scadenza al 31 dicembre 2010. La quale viene evidentemente considerata dalla Commissione come un aiuto di Stato che va a violare i trattati europei. L’Italia ha un mese per rispondere a Bruxelles, presentando le proprie osservazioni e fornire chiarimenti su una vicenda che si protrae ormai da anni e che è andata a detrimento delle migliaia e migliaia di coltivatori onesti che non hanno mai sforato le quote. Ricordiamo che la proroga al 30 giugno 2011 del pagamento delle multe per gli allevatori che avevano superato i limiti di produzione imposti a livello comunitario era stata inserita nel decreto Milleproroghe approvato il 25 febbraio 2011, con un voto di fiducia che aveva portato all’espletamento di una seduta infuocata e preceduto dall’ennesimo voto di fiducia volto a tutelare una delle tante clientele di quella Lega Nord che non si perita di tuonare contro Roma ladrona, per scaricare sull’Italia il peso del proprio consolidato sistema di potere che ha poco da invidiare alla DC degli anni d’oro.

Subito dopo l’approvazione, a fine febbraio la Commissione europea aveva inviato al governo italiano una lettera con la quale si chiedevano chiarimenti sul rinvio. Ricordiamo anche la durissima risposta data all’epoca da Confagricoltura al provvedimento: “Uno schiaffo ai produttori onesti” Nell’ottobre del 2010, inoltre, l’organismo Ue aveva scritto all’Italia per avere chiarimenti anche in merito alla prima proroga, che aveva fatto slittare i pagamenti al 31 dicembre 2010. La risposta di Roma arrivò in ritardo, il 3 febbraio 2011, con dieci documenti di spiegazione estremamente prolissi che avevano provocato la risposta di un portavoce del commissario Ue all’agricoltura: “E’ chiaro che se questi provvedimenti risultassero essere contrari alla legislazione europea, prenderemo le misure necessarie”. Ovvero, l’apertura della procedura d’indagine, puntualmente scattata un anno dopo. Piccola domanda: come mai il governo di centrodestra, quello che aveva accontentato l’Ue sull’adeguamento dell’età pensionabile delle donne, non ha ottemperato con la stessa prontezza alle richieste sulle quote latte? Chiaro, non si potevano toccare gli allevatori cari ad Umberto Bossi, il quale altrimenti avrebbe staccato la spina all’esecutivo, con i conseguenti rischi causati dai guai giudiziari di Silvio Berlusconi.

E intanto il cittadino paga…

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