Ius soli temperato, cosa è cambiato in materia di cittadinanza dopo la nuova legge

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Ius soli temperato, cosa è cambiato in materia di cittadinanza dopo la nuova legge

Approvata poche giorni fa in prima lettura dalla Camera dei Deputati, la nuova legge sulla cittadinanza dovrebbe introdurre alcune significative novità.

Ius soli temperato” è la locuzione impiegata dal mondo politico per riassumere l’impostazione legislativa seguita, il cui testo ha ottenuto una larga condivisione (310 voti favorevoli contro 66 contrari), fatta eccezione per i deputati del Movimento 5 Stelle, astenutisi perché, hanno spiegato, la legge è “aggrovigliata”, “una scatola vuota che riguarda poche persone rispetto ai 3 milioni di migranti che vivono in Italia”.

Ancora più estreme le posizioni della presidente Laura Boldrini, secondo la quale la legge è una “conquista di civiltà”, e di Matteo Salvini, secondo il quale, invece, è una “schifezza”.

La legge prevede di fatto che potranno ottenere la cittadinanza italiana, previa presentazione di idonea domanda entro i 18 anni di età, tutti i figli nati in Italia da genitori stranieri dei quali almeno uno sia in possesso di un permesso di soggiorno UE di lungo periodo. Come hanno fatto notare in molti, sono esclusi dalle linee guida di questa legge tutti i cittadini europei, per i quali non è previsto il permesso di soggiorno di lungo periodo.

Potranno ottenere la cittadinanza italiana anche i minori nati in Italia o arrivati nel nostro paese entro il compimento del 12 esimo anno di età e che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e con esiti positivi.

Nel primo caso, il concetto giuridico è quello dello ius soli, ovvero del diritto di ottenere la cittadinanza dello stato in cui si è nati e cresciuti. Nel secondo, invece, il concetto è quello dello ius culturae, ovvero il diritto di ottenere la cittadinanza dello stato all’interno del quale si è ricevuta una riconosciuta formazione culturale.

Sostanziale potrebbe essere, qualora la legge venisse approvata in via definitiva al termine dell’iter – come sembra possa in effetti avvenire – la differenza con l’impostazione precedente, basata invece sul concetto di ius sanguinis, in base al quale il diritto di cittadinanza si trasmette da genitori a figli, come eredità “di sangue”.

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