Jihadisti in carcere, in Italia rischio proselitismo

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Jihadisti in carcere, in Italia rischio proselitismo

Non è un aspetto secondario, perché tutto ciò che riguarda le condizioni delle carceri italiane non lo è mai.

Che il carcere possa trasformarsi in una vera e propria università della delinquenza, in cui si entra da piccoli malfattori e si esce da professionisti, è un problema noto. In questo particolare momento, però, il rischio riguarda anche la possibilità che alcuni jihadisti trasformino le celle in vere e proprie aule di indottrinamento, con la conseguenza che alcuni detenuti potrebbero uscire di prigione trasformati in aspiranti terroristi. E’ questo l’allarme lanciato dai sindacati di polizia, ieri, in un’intervista resa all’Adnkronos.

“Lo Stato dovrebbe riaprire istituti come Pianosa” è la soluzione prospettata dal segretario generale del Sappe, il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capece. Occorrerebbe “far scontare lì la pena alle persone condannate per terrorismo, in modo che questi detenuti siano isolati dal mondo”. “Questi detenuti” ha continuato Capece, “sono facilmente suggestionabili, e possono diventare estremisti sotto l’influenza di altri già radicalizzati” perciò occorre “personale addestrato ad hoc per osservare i soggetti, e stendere relazioni di servizio”.

“Nelle carceri” ha invece spiegato Leo Beneduci dell’Organizzazione Sindacale Autonoma di Polizia (Osapp), “oggi, vige il principio ‘tutti fuori dalle celle’: i detenuti sono liberi di circolare per corridoi e spazi esterni otto ore al giorno con un controllo in regime di ‘vigilanza dinamica’, ovvero con agenti che transitano in pattuglia, e c’è un’incapacità generalizzata di capire quanto il carcere sia un importante luogo di reclutamento per i terroristi islamici”. “Se si vuole prevenire davvero” è il suggerimento di Beneduci, “bisogna sia aumentare il personale, sia controllare di più: ci sono manifesti in arabo sui muri delle celle, il Corano dei detenuti non si può toccare e il personale certo non parla arabo. In un carcere di una località del nord, sono stati trovati file inneggianti alla jihad in ben otto pc utilizzati dai detenuti”.

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