Juncker: accordo Grecia dettato dalla paura. Evitato il peggio, ma il futuro è preoccupante COMMENTA  

Juncker: accordo Grecia dettato dalla paura. Evitato il peggio, ma il futuro è preoccupante COMMENTA  

Il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker ha rilasciato un’intervista ai giornali del gruppo LENA (Repubblica, Die Welt, El Pais, Le Figaro, Le Soir, Tages-Anzeiger e Tribune de Geneve) in cui fa un bilancio della situazione relativa alla Grecia.


Il politico lussemburghese, fra i protagonisti dei negoziati, almeno fino al momento in cui le forze tedesche non sono scese in campo a viso aperto, considera che “abbiamo evitato il peggio e lo abbiamo evitato non perché siamo stati particolarmente saggi, ma perché avevamo paura.

E’ la paura che ha permesso l’accordo”, appena prima di ribadire il ruolo centrale della ‘sua’ Commissione: “credo sinceramente che la Grecia non abbia alcuna ragione di sentirsi umiliata perché la Commissione ha fatto di tutto per smussare gli angoli tenendo conto delle preoccupazioni, delle paure e delle aspettative degli uni e degli altri.

La Commissione è una delle tre istituzioni con Fmi e Bce che ha preparato l’accordo finale, ma noi l’abbiamo fatto con maggiore entusiasmo e cuore”.

Nonostante queste affermazioni, il bilancio di Juncker non è del tutto positivo, perché il presidente ammette di avere “constatato una rottura di fatto  –  che fino a quel momento era virtuale  –  dei legami di solidarietà in Europa”, e di uscire dall’esperienza dei negoziati “contento ma non felice” e soprattutto “molto preoccupato per il futuro”. “Non parlo solo della Grecia” prosegue Juncker, “c’è un insieme di elementi che ci fanno preoccupare molto.

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Ad ogni modo l’accordo è buono perché esiste. Nella vita di una coppia ci sono momenti difficili dove ci sono dubbi e ci interroghiamo sul nostro futuro insieme. Poi però torniamo in noi per paura del futuro. A un certo punto avevo detto che il nuovo governo greco si stava per suicidare per paura di morire. Abbiamo evitato la morte e abbiamo fatto di tutto per evitare il suicidio”.

Nel proseguo dell’intervista, Juncker, dopo aver più volte ribadito di non considerare umiliante l’accordo con la Grecia, si lascia invece scappare quello che, con ogni probabilità, è il suo vero pensiero, quando ammette di temere “il sentimento che si è diffuso in Europa dopo questa umiliazione” (appunto). “Ho notato” racconta poi “in molti paesi una rabbia antigreca che si spiega con motivi di politica interna e si limita a vedere l’aspetto economico delle cose. Ci dimentichiamo gli aspetti sociali della crisi. C’è una storia di disamoramento perché molti paesi erano più concentrati sugli aspetti della propria politica interna che sulla soluzione del problema”.

Juncker è infine candido nell’ammettere che il referendum greco non poteva contare nulla, perché “non si può mai dare più importanza ad una democrazia che a tutte le altre”, e quindi è stato necessario “superare questa situazione”.

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