Kazan 2015, argento alla staffetta 4×200, Pellegrini incontenibile COMMENTA  

Kazan 2015, argento alla staffetta 4×200, Pellegrini incontenibile COMMENTA  

Ieri pomeriggio l’Italia del nuoto ha conquistato la quarta medaglia ai campionati mondiali in corso a Kazan, in Russia.
È un argento, innanzitutto, e, bisogna ammetterlo, è una medaglia in cui si poteva sperare, ma non certo confidare. Le ragazze della staffetta 4×200 sono forti, sono un buon quartetto, il migliore in Europa, ma a questi mondiali si sono presentate senza troppe ambizioni. Come dire, andiamo lì, poi si vedrà.

Avversarie molto più forti, almeno sulla carta, come Usa, Cina, Svezia o la stessa Russia padrona di casa avrebbero dovuto divorarsi il podio e, invece, sul podio ci sono finite queste quattro splendide ragazze.

Si parte e Alice Mizzau ce la mette tutta, però si vede subito che gli Stati Uniti e la Svezia, trascinata da Sarah Sjorstrom, hanno una marcia in più. Alice, però, non molla e porta fino in fondo la sua frazione senza perdere contatto con le prime. Poi si buttano Erica Musso e Chiara Masini Luccetti, bravissime, perché danno tutto, ma proprio tutto, quello che hanno, senza paura e senza risparmiarsi. Le bracciate grintose dell’Italia, però, non vanno oltre il quinto posto alla fine della terza frazione.

Davanti ci sono gli USA, la Svezia, la Cina e la Gran Bretagna.
Ecco, viene da pensare, ecco che i valori in vasca finiscono per essere quelli che ci si aspettava. Senza aver nulla da recriminare, fra l’altro, con un ‘brave lo stesso’ che sembra già pronto a uscire dalle labbra di molti.

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Solo che l’ultima frazione italiana deve coprirla una certa ragazza, una ‘vecchietta’ che viene dal Veneto, una che ieri ha dato tutto quello che aveva nella finale dei 200 stile libero e potrebbe essere stanca, appagata, deconcentrata. Una che si chiama Federica Pellegrini e che gira per le piscine del mondo da una decina d’anni, facendo vittime fra la avversarie peggio di un killer professionista.
Una che si tuffa e inizia a spingere, perché non è né stanca, né appagata, allungando le braccia come sa fare solo lei. Potente e decisa, perfetta. Dietro di lei inizia a formarsi una scia che sembra quella di un motoscafo.
Viaggia a una velocità diversa da tutte le altre e inizia a mietere le sue vittime. Nessuna pietà: prima supera la britannica, poi è la volta della cinese e, infine, quella della svedese. Dal quinto al secondo posto nel giro di quattro vasche.
Stratosferica ancora una volta, incredibile come solo lei riesce a essere. 1.54.73 è il tempo che Federica ha impiegato per coprire i 200 metri di sua competenza, trasformando una squadra già ottima in una che chiude la staffetta con la medaglia d’argento in 7.48.47, dietro ai soli Usa (7.45.37).
Ma sì, ‘brave lo stesso’ viene da dirlo davvero, ma nel senso che, la prossima volta, a Rio, la medaglia cui ambire è quella più preziosa di tutte.

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