L’antitaliano che è in noi COMMENTA  

L’antitaliano che è in noi COMMENTA  

nullBisognerebbe prendere l’abitudine di celebrare gli uomini in vita, specie quando sono destinati a lasciare un segno del loro passaggio, non necessariamente, celebrare: magari chiedere loro conto delle scelte fatte, contestarle, farsi spiegare perché abbiano imboccato una strada e non un’altra.

Farebbe bene a loro e noi. Ed eviterebbe il ripetersi di quello stanco rituale che immancabilmente rischia, alla fine, o la retorica dell’addio o la retorica dell’antiretorica dell’addio.

Due atteggiamenti che Giorgio Bocca già non sopportava quando era vivo e vegeto, figuriamoci se avesse immaginato, che non gli sarebbero stati risparmiati da morto né l’uno nè l’altro.

E da parte di chi nemmeno lo conosceva, poi.

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