L’Imu costerà alle aziende agricole della Granda intorno ai 50 milioni di euro COMMENTA  

L’Imu costerà alle aziende agricole della Granda intorno ai 50 milioni di euro COMMENTA  

Secondo un’analisi di Confagricoltura Cuneo il peso dell’Imu (Imposta municipale unica) per le imprese agricole della provincia Granda dovrebbe aggirarsi intorno ai 50 milioni di euro. A questo costo, già insostenibile, si aggiungono le spese di accatastamento dei circa 150.000 fabbricati rurali della provincia, ora censiti al catasto terreni, con una spesa stimabile attorno ai 100/150 milioni di euro. Questi i numeri “impietosi” presentati dall’associazione agricola durante il convegno “Manovra Monti: fisco, lavoro e previdenza” che si è svolto lo scorso 16 marzo a Savigliano nell’ambito della Fiera della Meccanizzazione Agricola.

Nella splendida cornice della Crusà Neira erano presenti in tanti, politici e imprenditori del Cuneese, per assistere al dibattito animato da relatori di prim’ordine. Oltre ai vertici provinciali dell’associazione di categoria agricola, con il presidente Roberto Arione e il direttore Roberto Abellonio, erano presenti, infatti, Nicola Caputo, direttore del servizio tributario-fiscale di Confagricoltura nazionale, e Roberto Caponi, direttore servizio sindacale di Confagricoltura nazionale. Dopo una panoramica sull’argomento offerta dal presidente Arione, è stato Roberto Abellonio a entrare nel vivo della discussione: “L’impatto dell’Imu sulle aziende agricole è prossimo al valore dell’intera Pac per il nostro Paese. Forse si è commesso un errore di valutazione; nessun settore può sostenere un aumento dell’imposizione fiscale, per alcune tipologie aziendali, pari a 5/6 volte l’attuale”.

Ai parlamentari e ai sindaci presenti in sala sono state poi illustrate le richieste di Confagricoltura Cuneo. Per prima cosa è necessario un impegno a rivedere completamente l’impianto dell’Imu, con l’introduzione di nuovi coefficienti o correttivi tali da rendere la tassa sostenibile economicamente. In secondo luogo si chiede l’esclusione dalla tassazione Imu dei fabbricati rurali, in quanto il reddito dominicale dei terreni è da intendersi comprensivo anche della redditività delle costruzioni rurali asservite, anche se destinate a edilizia abitativa ad uso dell’imprenditore agricolo. In ultimo la Confagricoltura ha lanciato il suo appello affinchè i fabbricati a uso agricolo continuino ad essere accatastati come fabbricati rurali; almeno quelli aventi caratteristiche particolari (tettoie, baite, ovili e stalle d’alpeggio ecc.) il cui valore è inferiore al costo delle pratiche di accatastamento.

A seguire hanno preso la parola Nicola Caputo e Roberto Caponi, con il primo che ha chiarito in maniera esaustiva in che modo la nuova imposta su terreni e fabbricati agricoli andrà ad incidere sulle aziende del comparto e il secondo che, dal canto suo, ha esposto le principali novità in materia previdenziale e contributiva. Da questo punto di vista particolare apprensione sta suscitando lintenzione di azzerare la differenza tra zone svantaggiate e ordinarie, con una contribuzione equivalente per tutte le aziende. Questo metterebbe ancora più in difficoltà le realtà agricole che operano in montagna.

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Tra i politici presenti in sala sono intervenuti nell’ordine: il senatore Tommaso Zanoletti, la presidente della Provincia di Cuneo Gianna Gancia, l’assessore regionale Alberto Cirio e il deputato Teresio Delfino. Tutti hanno espresso all’unisono la loro contrarietà nei confronti di un’imposta che, se confermata così com’è, mette a rischio la sopravvivenza di numerose aziende agricole.

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