L’Iva al 22% e la perdurante tassazione sul vino mettono in difficoltà il settore COMMENTA  

L’Iva al 22% e la perdurante tassazione sul vino mettono in difficoltà il settore COMMENTA  

“L’aumento dell’Iva rappresenta un ulteriore colpo per il settore vinicolo, già duramente compromesso dalla crisi dei consumi interni e dagli aumenti generalizzati delle materie prime a carico dei produttori. Solo considerando l’Iva, una bottiglia su quattro di fatto finisce allo Stato che intasca ormai circa il 50% considerando l’intero gettito fiscale. I consumi interni del vino da anni sono in costante calo: fortunatamente i dati export confermano la corsa del vino italiano sui mercati internazionali”. Così Roberto Abellonio, direttore della Confagricoltura Cuneo, commenta l’ennesimo aggravio fiscale sul comparto vino, ulteriormente gravato dall’aumento dell’aliquota Iva, passata dal 21% al 22%.
Sembrava si potesse scongiurare, invece l’aumento dell’aliquota Iva scattato il 1° ottobre scorso, ha coinvolto, tra gli innumerevoli prodotti che ne pagheranno le conseguenze, anche il vino. “Per fortuna l’export non ha perso smalto – dice Abellonio – perchè sul mercato interno, dopo il boom del 2012 (+25%), quest’anno potremmo anche chiudere con un segno meno. Le dinamiche relative al prezzo del vino in Italia non riguardano solo le trattative per fissare i prezzi delle uve: c’è ben altro dietro. Occorre capire che tutta questa tassazione sta minando il comparto da dentro. Non dimentichiamoci, inoltre, che una buona fetta del turismo italiano, soprattuto nella nostra provincia, consiste nell’enoturismo. Se si continua a tassare il vino made in Italy, si rischia di minare anche un settore che rappresenta una notevole fonte di guadagno per il nostro Paese. Siamo preoccupati: questi continui aumenti fiscali rischiano di essere assorbiti a fatica dal comparto – conclude Abellonio –. I vitivinicoltori cuneesi non intendono scaricare l’aumento delle accise e dell’Iva sui consumatori, ma non è possibile neppure continuare a tollerare una situazione dove a pagare le conseguenze sono ancora una volta le nostre aziende”.

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