L’Italia ha pagato 3,4 miliardi di dollari a Morgan Stanley per cancellare derivati COMMENTA  

L’Italia ha pagato 3,4 miliardi di dollari a Morgan Stanley per cancellare derivati COMMENTA  

Operatori finanziari
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Quanto costano all’Italia i famigerati derivati? In base ai dati raccolti dalla newsletter Bloomberg Brief Risk, il nostro paese ha perso più di 31 miliardi di dollari agli attuali valori di mercato sui suoi derivati
Quando alla metà degli anni ’90, i debiti contratti dall’Italia hanno sfondato la soglia dei mille miliardi di euro, i governi hanno iniziato a utilizzare gli swap sui tassi d’interesse e le cosiddette swaptions (opzioni per entrare in uno swap) per tagliare i costi a servizio del debito.

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Molti dei bond venduti all’epoca avevano scadenze a 5 o 10 anni e in alcuni casi pagavano interessi fino al 10% secondo i dati raccolti da Bloomberg.

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Inoltre sono stati anche emessi swaptions, impiegando le entrate incassate dalla vendita dei derivati per pagare i debiti. Quando i tassi degli swap, che di solito seguono i rendimenti dei bond tedeschi, sono iniziati a crollare, dopo il 2008, l’Italia si è trovata a dover pagare alle proprie banche dei soldi sui derivati mano a mano che le sue scommesse andavano perse.

I cinque principali operatori di swap americani (Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase) hanno nel complesso una esposizione netta sui derivati con l’Italia che ammonta alla cifra di 19,5 miliardi di dollari.

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I quali vanno sommati, sommati alle cifre relative alle banche europee rese note nel corso degli stress test condotti dalla European Banking Authority, facendo salire di conseguenza l’ammontare complessivo ai 31 miliardi di dollari di dollari di cui parla Bloomberg Brief Risk. Cui sono stati nel frattempo scalati i 3,4 miliardi di esposizione verso Morgan Stanley che il nostro paese ha deciso di pagare per svincolarsi dai contratti stipulati con l’ente, una scelta dovuta al fatto che per l’Italia eraa diventato meno costoso cancellare questi contratti che rinnovarli. Di fronte ad un dato di questo genere, è difficile non condividere il commento di Elio Lannutti, presidente di Adusbef: “Queste perdite dimostrano la natura speculativa di questi contratti e la supremazia della finanza sui governi”.

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