La chiesa dei Gesuiti a Venezia: uno straordinario esempio di architettura barocca

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La chiesa dei Gesuiti a Venezia: uno straordinario esempio di architettura barocca

La chiesa di Santa Maria Assunta, nel sestiere di Cannaregio, viene edificata tra il 1715 e il 1728 da Domenico Rossi, per i Gesuiti. Questi ultimi non hanno avuto vita facile a Venezia, a causa della loro politica filopapale, in antitesi con il governo della Serenissima. Banditi dalla città nel 1606, vi fanno ritorno nel 1656, probabilmente aiutati dal permesso accordato dal papa alla città lagunare di incamerare i bene dell’Ordine dei Crociferi, soppresso proprio in quegli anni. La chiesa dei Crociferi messa a disposizione dei Gesuiti versava in pessime condizioni, di qui la necessità di costruirne una nuova, che trovasse un compromesso tra i caratteri architettonici degli edifici dell’Ordine con quelli della città lagunare. Le sorti della costruzione di questo gioiello si intrecciano con gli interessi della famiglia Manin, interessata alla costruzione di una cappella sepolcrale, segno di potenza e ascesa sociale. Segue l’incarico all’architetto di fiducia dei Manin, Domenico Rossi, che si fa portavoce di uno straordinario linguaggio barocco, di ascendenza romana.

Esterno e interno concorrono nel festeggiare il trionfo della chiesa, dalle sculture a tuttotondo in facciata, alle decorazioni pittoriche della volta, fino agli stucchi, alle numerose sculture, nonché al maestoso apparato marmoreo. Meraviglioso il pulpito di Francesco Bonazza, prodigioso nella resa del drappo marmoreo, cliché amato dagli artisti dell’epoca. Incredibile il drappo marmoreo della pavimentazione dell’altare maggiore e le floreali colonne, le cui decorazioni sono realizzate nella tecnica del marmo commesso. Il motivo delle colonne si ripete lungo la navata, nelle pareti delle cappelle, realizzate con elegantissimi marmorini di eccezionale fattura. Da non dimenticare le varie tele, tra cui l’Assunzione della Vergine di Tintoretto e il Martirio di San Lorenzo di Tiziano, appena restaurato.

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