La confraternita delle puttane

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La confraternita delle puttane

Siamo nel nostro Sud più profondo, in un piccolo paese dell’entroterra, alla fine degli anni Ottanta. Il mare è lontano, un miraggio oltre il cemento della costa, tutto intorno una natura selvatica e solo a tratti generosa – più spesso oscura, frusciante. In paese vivono molte ragazze, colme di speranza ma schiacciate da un orizzonte che sembra negarsi a ogni passo. Sì, perché per tutte loro, già tra le mura di casa o appena varcata la soglia nel sole abbacinante, è pronto un giudizio inappellabile, che si posa sulle mani laccate di smalto, sulle gambe, sulle labbra colpevoli di tessere la tela di un incessante discorso d’amore. Le madri, che hanno chinato la testa, sono le prime rivali. Ma l’inquietudine più profonda si incarna negli uomini, padri e coetanei, che godono il privilegio della libertà e non devono rendere conto se non ai propri istinti, che si esprimono nelle processioni delle confraternite religiose, riti oscuri quanto i cappucci di cui tutti si rivestono. E poi, sul Monte che domina il paese, ci sono i militari della minuscola base Nato calamita di sguardi e pensieri. Ogni sera scendono in paese in cerca d’amore e le ragazze si contendono il muretto migliore su cui aspettare il loro arrivo, eleganti ed emozionate, sempre innamorate di qualcuno, divise tra segrete amicizie e una selvaggia guerra che le oppone una all’altra. A scatenare le invidie è la splendida Lara, che fa girare la testa a uomini di ogni età e fa parlare di sé.

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