La coppia Marchionne-Bombassei all’assalto di Confindustria COMMENTA  

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Alberto Bombassei
Alberto Bombassei

Qualcuno si sarà stupito ieri, di fronte alla notizia delle critiche di Alberto Bombassei alle dichiarazioni di Emma Marcegaglia sui sindacati, visti come protettori di ladri e pelandroni.

Il perché di questo stupore, è presto detto: Bombassei, inftti, è da sempre uno dei capofila dei falchi di Confindustria. E come tale si presenta nella competizione per la presidenza dell’organizzazione datoriale, con l’appoggio, ingombrante di quel Sergio Marchionne che mette sul tavolo tutto il suo peso affermando che se vince il patron di Brembo, la casa torinese potrebbe rientrare nell’associazione.

 Marchionne tesse le lodi di Bombassei definito “un uomo aperto al dialogo, all’innovazione e al cambiamento”, con doti che sarebbero “molto utili” a Confindustria in questo periodo di rinnovamento in cui, secondo l’ad di Fiat, l’associazione va “rinnovata per partecipare da protagonista alla modernizzazione del nostro Paese, in linea con le riforme che il governo Monti sta portando avanti”.

Sembra abbastanza incredibile il riferimento a Monti, che in questo caso diventa la classica coperta da tirare dalla propria parte: il Professore, infatti, se pure non si perita di affermare che le riforme si possono fare anche senza il consenso delle parti sociali, non si sognerebbe di operare per dividere le stesse, come ha fatto in maniera pervicace il suo predecessore.

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Il perché, lo può spiegare quanto detto da Cesare Romiti, uno che pure non ha avuto paura di guerreggiare coi sindacati, quando ha affermato, proprio criticando la politica di Marchionne, che il sindacato puoi anche batterlo, ma non devi dividerlo, perché questo non farebbe che preludere ad una conflittualità esasperata sui luoghi di lavoro, per la voglia di rivalsa degli sconfitti. Insomma, sembra incredibile, ma in un paese ove i lavoratori sono sempre più vessati e possono vantare stipendi da fame, c’è qualcuno che guarda con malcelata nostalgia alla lotta di classe, stavolta all’incontrario.

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