La Corte dei Conti fruga nelle tasche del Comune e…

Torino

La Corte dei Conti fruga nelle tasche del Comune e…

Non che non lo sapessimo già, ma la Corte dei Conti ha voluto nuovamente sottolineare la disattenzione del Comune di Torino dell’Era Chiamparino nei confronti di quisquilie come le parole “spesa”, “uscite”, “entrate”.

L’elogio dell’agenzia di rating S&P che ha annunciato “Torino avrebbe una valutazione più alta, ma il basso livello dello Stato non le permette di superare una certa soglia” ha galvanizzato gli omini del Municipio.

I conti restano, però, su 6 (sei) pagine della Corte che sembrano un’inchiesta. Si evidenziano “mancanza di equilibrio strutturale”, “scostamenti tra accertamenti e riscossioni” e “forti dubbi in merito all’esigibilità”.

La cosa che fa più paura però il ponziano schema utilizzato per pagare le spese (45 milioni nel 2010): a fronte di uscite costanti nel tempo si oppongono entrate straordinarie, come i pagamenti dei permessi di costruzione, che hanno raggiunto quasi la soglia massima consentita dalla legge.

L'uomo a cui il Comune si sta ispirando, Charles Ponzi.

Va bene che sui giornali si rincorrono notizie poco intelligenti le quali confondono volutamente il debito pubblico con quello privato (“ogni italiano ha 32.000 di debito! ogni torinese ne ha altri 3.000!”) che danno un’idea di onestà intellettuale che fa crepar dalle risate, ma il debito (pubblico) del Comune comporta delle future debolezze strutturali che avranno effetti molto negativi (aumenti ulteriori di multe, striscie blu, biglietti, tasse sui rifiuti).

Aspettiamo una risposta, e non da Fassino, che stavolta non c’entra nulla.

La vogliamo da Chiampa.

Vittorio Nigrelli

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