La crisi della Cina diventa una crisi globale, borse in rosso in tutto il mondo COMMENTA  

La crisi della Cina diventa una crisi globale, borse in rosso in tutto il mondo COMMENTA  

C’è un’espressione che, in borsa, si spera di non sentire mai: panic selling.
Si usa quando gli operatori iniziano a vendere in modo incontrollato, quasi senza trattative, pur di liberarsi di una serie di titoli che si svalutano ad ogni minuto che passa.

Ieri l’espressione è finita in bocca all’agenzia Bloomberg, che l’ha ritenuta appropriata per definire il clima di Wall Street dopo le notizie di vistosi cali registrati dalle borse asiatiche.

Shanghai sotto del 4,3% e Tokyo del 3 sono esempi di un malessere che proviene dritto dritto da Pechino e che minaccia di avvelenare l’aria mondiale al pari di un’influenza.

Sono ormai mesi che dalla Cina arrivano segnali d’allarme.
Prima si è parlato della bolla, il cui scoppio avrebbe potuto innescare una crisi delle dimensioni di quella partita quasi dieci anni fa dagli USA. Poi sono arrivate le notizie circa le previsioni di crescita del pil cinese, atteso per questo e il prossimo anno su un grasso +10% e che, invece, faticherà a raggiungere il 7% quest’anno (forse) e non si sa cosa il prossimo.

L'articolo prosegue subito dopo

La banca popolare cinese ha provato quindi a rilanciare l’economia nazionale con una progressiva e forte svalutazione della moneta, infischiandosene dei riflessi sul resto del mondo, come, del resto, ha la possibilità di fare.
Fra qualche incertezza e qualche saliscendi piuttosto innocuo, anche se bisogna sempre ricordare che ad ogni chiusura negativa si bruciano miliardi di dollari o euro, il grosso degli effetti è arrivato ieri.
Peggior seduta dell’anno per Wall Street, che ha registrato un calo tale da iniziare a erodere i guadagni cumulati dall’inizio dell’anno. Disastro, come detto, a Tokyo, con l’indice di Nikkei che retrocede in un giorno fino a valori che aveva a metà dello scorso mese di luglio.
Le piazze europee tentano di resistere, ma la corrente è forte e le possibilità di resistere poche. Non si tratta tanto di segnalare un certo valore di calo, quanto piuttosto di accettare come dato ormai acquisito che il mercato finanziario del Vecchio Continente, privo di una economia trainante al suo interno, vive come un parassita sulla schiena delle economie in crescita, disperandosi se anche queste ultime iniziano a zoppicare. Il problema vero arriverà quando nessuna economia sarà più in crescita e verranno a mancare i guadagni che il settore finanziario riesce a garantire.

Leggi anche

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*