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La critica alla ragion pura di Immanuel kant

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La critica alla ragion pura di Immanuel kant

La Critica della ragion pura, di Immanuel Kant, ti fa apprezzare la pittura asciutta, che può essere metafora della filosofia di Kant.

Kant è un empirista che crede che tutta la conoscenza inizi con l’esperienza, anche se è bene notare che non tutta la conoscenza deriva dall’esperienza. Per le aree di conoscenza in cui non possiamo avere la certezza assoluta, dobbiamo basare i nostri giudizi sulla fede. Una delle aree della conoscenza in cui Kant ci arriva con la fede, è il libero arbitrio, la sua giustificazione è che questa convinzione è necessaria per il sano mantenimento del carattere morale.

La nostra interazione con il mondo oggettivo è reale. Possiamo fidarci dei nostri sensi per determinare l’esistenza degli oggetti che ci circondano. Infatti, la conoscenza di un oggetto è possibile solo se implica un’interazione empirica diretta con tale oggetto, per questo “può diventare conoscenza per noi solo nella misura in cui tale concetto si riferisce a oggetti sensoriali”. Il mondo oggettivo però, non è indipendente, ma interagisce con le percezioni soggettive di ogni mente.

la nostra mente non è altro che la necessità che abbiamo del mondo che percepiamo, altrimenti non saremmo come siamo. Allo stesso modo, anche il mondo che conosciamo è connesso alla nostra mente. Kant crede che anche il concetto di spazio sia necessario, in quanto lo spazio è un concetto della nostra mente che possiamo conoscere a priori. Inoltre, è impossibile immaginare il mondo senza alcun concetto di spazio. Anche immaginando il nulla, ci troviamo di fronte a un concetto di spazio, essendo il nulla spazio.

Il concetto di tempo invece è interamente soggettivo. Non sarebbe corretto dire semplicemente che il tempo non esiste in nessun senso reale, ma piuttosto che si tratta di una creazione che si trova solamente all’interno delle nostre menti. Il fatto che siamo in grado di sperimentarlo, lo rende abbastanza reale, però il tempo non ha una propria indipendenza all’interno del mondo oggettivo, secondo Kant. Una domanda a questo punto si pone Kant, cioè se il tempo passerebbe lo stesso per gli oggetti materiali, se non esitesse la mente.

Anche se l’esistenza del mondo oggettivo dipende dalla mente di un soggetto, tale soggetto non ha bisogno di esistere simultaneamente per far continuare ad esistere il mondo.

Invece, l’esistenza degli oggetti dipende dalla possibile esperienza. Se in un certo momento una roccia venisse percepita da una mente, e un attimo dopo tutte le menti avessero cessato di esistere, le proprietà della roccia rimarrebbero inviariate, perché la possibile esperienza rimarrebbe inalterata dall’attuale esistenza o mancanza delle menti.

Il rapporto di Kant con la morale lo porta ad una interpretazione interessante della fede, che è una fede in Dio diversa da quella dei filosofi del passato. Egli afferma che l’azione morale è sempre in contrasto con gli interessi personali, il che rende ancora più importante avere “una guida morale” per migliorare il comportamento umano. Per Kant, quindi gli insegnamenti morali sono tutto ciò che basta per avere fede in Dio: “… quindi l’esitenza di Dio non è logica, bensì una certezza morale …”. A differenza dei precedenti filosofi che hanno anch’essi creduto in Dio, non ha mai tentato di dimostrarne l’esistenza.

In realtà, si sarebbe trovato a tradire il suo ragionamento filosofico per cercare di dimostrarene l’esistenza, cosa che non può essere dimostrata con la ragione.

La filosofia di Kant è legata alla sua fiducia nella mente umana. I filosofi del passato hanno considerato gli esseri umani molto inferiori al loro Dio perfetto, e tutto ciò che non hanno saputo spiegare con il ragionamento lo hanno attribuito alla potenza di Dio. Kant, al contrario, sembra essere così impressionato dalla mente umana, che lo schema principale della sua filosofia è retto soprattutto da percezioni umane e mortali.

A causa del necessario rapporto tra le nostre esperienze soggettive e il mondo oggettivo, noi giochiamo un ruolo capitale nella sua organizzazione.

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