La donna di troppo COMMENTA  

La donna di troppo COMMENTA  

 

Solo un anno fa Zara Bosdaves poteva imbattersi in un  cadavere senza altra preoccupazione che affidarlo ai colleghi della Scientifica.  Non doveva filare via, allora, ripulire in maniera frettolosa quello che poteva  aver toccato, pensando a cosa diavolo dire alla polizia.

Era lei la polizia.  Adesso Zara fa la detective privata: ha raccolto la sua vita, l’ha impacchettata  e si è trasferita a Torino dove, oltre all’agenzia d’investigazioni, è titolare  insieme al compagno Frangois di uno dei locali più alla moda della città.

E ce  la sta mettendo tutta per adattarsi al suo nuovo lavoro, ma pedinare mariti  traditori non è proprio il massimo che una donna come lei – una che pratica  aikido, che sa dove colpire e dove far male – possa desiderare.

Fino a quando  non le viene affidato l’incarico d’indagare sulla scomparsa del figlio di un  importante industriale, quest’ultimo morto in circostanze sospette in un  incidente d’auto.

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Zara allora dovrà fare i conti con torbidi affari di famiglia,  con gente disposta a tutto pur di arrivare lassù, oltre la nebbia; dovrà  misurarsi con la violenza, con il dolore. E trovarne la cura. Ma dal sangue non  si può guarire, e a lei non resterà altro da fare che seguirlo. Per scoprire  dove porta.

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