La felicità non aiuta a vivere più a lungo COMMENTA  

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La felicità non aiuta a vivere più a lungo
La felicità non aiuta a vivere più a lungo

La felicità non è sinonimo di longevità, secondo i ricercatori di uno studio su un milione di donne britanniche ma neppure la depressione da stress è letale.


Secondo un recente studio la felicità non fa vivere più a lungo e la tristezza provocata dallo stress non accorcerà la vita.

Sono in molti a credere che l’infelicità dovuta a condizioni di lavoro, relazioni stressanti o insoddisfazione in un certo settore sia motivo di una vita più breve. In passato alcuni studi hanno tentato di convalidare questa teoria. Ma secondo i ricercatori dell’Università di Oxford, questi vecchie ipotesi non lasciavano spazio all’infelicità provocata da cattive condizioni di salute.


Uno studio su poco meno di 1 milione di donne di circa 60 anni nel Regno Unito, pubblicato da Lancet, una celebre pubblicazione medica, ha scoperto che era vero, la salute cagionevole rende infelici. Ma non è vero, dicono, che l’infelicità accorci la vita.


“La malattia rende infelici, ma l’infelicità di per se non fa ammalare,” ha detto la dottoressa Bette lui, ora all’università del Nuovo Galles del Sud in Australia. “Non abbiamo scoperto un effetto diretto dell’infelicità o dello stress sul tasso di mortalità, neppure in uno studio di 10 anni su un milione di donne.”

Il lavoro fa parte dello studio britannico Million Women Study che ha anche indagato sulle cause del cancro al seno e all’ovaio. Le donne reclutate durante il programma di screening tra il 1996 e il 2001 hanno compilato questionari relativi a diversi aspetti delle loro vite e delle loro condizioni di salute, e della loro felicità e sono tuttora sotto controllo.

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Il co-autore, prof. Sir Richard Peto, dell’Università di Oxford ha detto: “L’affermazione che l’infelicità sia una causa di mortalità importante è assolutamente fuori luogo. Confrontatela con  il fumo moderato, se si fumano da 5 a 10 sigarette al giorno le probabilità di morire superati i 50 anni raddoppiano.”

L’infelicità potrebbe provocare dei comportamenti poco salutari, mangiare troppo per esempio o bere smodatamente, oppure farsi del male. “Ma se la domanda è ‘ha un effetto diretto sulla mortalità?’, la risposta è no.”

La ricerca si concentra sulle risposte di più di 700.000 donne a cui è stato chiesto di dare un voto alla loro salute, felicità, stress, controllo e se si sentivano rilassate. Cinque su sei hanno affermato di essere felici in linea generale – quasi la metà (44%) ha affermato di essere solitamente felice (39%) – ma il 17% ha detto di essere infelice. La ripetizione casuale del questionario un anno dopo ad alcuni soggetti, ha mostrato che i loro livelli di felicità erano cambiati poco.

Quelle che avevano affermato, all’inizio, di avere una salute cagionevole, hanno anche affermato probabilmente di essere infelici, ha stabilito lo studio. Durante i 10 anni di follow up più di 31 000 partecipanti (4%) sono morte. Ma il tasso di mortalità tra le infelici non era superiore rispetto a quello tra coloro che avevano affermato di essere solitamente felici.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno dovuto regolare una serie di elementi, compresa una bassa valutazione che una donna ha dato della propria salute e anche qualsiasi cura per disturbi correlati a ipertensione, diabete, asma, artrite, depressione o ansia. Hanno anche  adattato diversi valori sociodemografici e fattori correlati allo stile di vita noti come potenzialmente dannosi per la salute, compreso il fumo, l’indigenza e l’obesità.

Salute cagionevole e scelte di vita pericolose (come il fumo) potrebbero ridurre l’aspettativa di vita, dicono gli autori, ma dopo aver incluso questi elementi  “il nostro studio ad ampio spettro non ha evidenziato alcuna prova sostenibile che la felicità in se possa ridurre la mortalità, sia essa provocata da fattori patologici o generici.”

Ammettono che non c’è una maniera perfetta per misurare la felicità, ma i fattori associati dalle donne coinvolte nello studio alla felicità erano simili a quanto riscontrato in altre ricerche. Le donne erano tendenzialmente più felici se erano più anziane, con meno problemi economici, fisicamente attive, non fumavano, avevano un compagno, appartenevano ad un gruppo religioso o erano coinvolte in attività sociali e quando avevano un ritmo adeguato di sonno-veglia (senza dormire troppo).

Molti credono ancora che lo stress o l’infelicità siano cause dirette di disturbi, ma stanno solo confondendo causa ed effetto.” dice Peto. “Naturalmente i soggetti malati tendono ad es

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