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La Fiat dopo l'Italia abbandona anche la Serbia

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La Fiat dopo l'Italia abbandona anche la Serbia

La Fiat non ha pace né in Italia e né in terra straniera, forse si ritira dalla Serbia entro marzo. La notizia è stata annunciata dal dott. Velja Ilic, già ministro delle infrastrutture della Serbia nel governo precedente e leader del suo partito Nuova Serbia (NS). Durante una seduta parlamentare che è stata fatta nel parlamento serbo il 21 febbraio scorso, ha dichiarto che la Fiat, forse, si ritirerà dalla Serbia, la notizia potrebbe essere comunicata ufficialmente a marzo. Questo fatto spiegherebbe le dimissioni improvvise del vicepresidente del governo serbo Mladjan Dinkic, il primo promotore della Fiat in terra ex Jugoslavia.
Se questa notizia risultasse vera, il fatto sarebbe veramente grave, sia per la Fiat e sia per il governo serbo che ha contribuito notevolmente a far installare gli stabilimenti della casa torinese.
Infatti, il fatto preoccupante è che con le sue false promesse fatte a nome della compagnia automobilistica, si ripercuote sull’immagine Fiat, ora completamente negativa in Serbia, per questo fatto e per i risultati ottenuti finora, ben lontani dalle promesse fatte.
Mladjan Dinkic aveva promesso nella precedente campagna elettorale del 2008 che la Fiat avrebbe prodotto 300.000 macchine entro due anni (invece si è arrivati solo a poco più di 30.000 fino ad oggi) e che tali macchine sarebbero potute essere esportate anche in Russia come prodotto serbo, cioè senza dogana secondo gli accordi tra i due paesi.
Questo accordo è stato smentito dalla Russia, perché la convenzione prevede solo i prodotti fatti con almeno il 51% di produzione nazionale serba, e questo non sarebbe il caso della Fiat e va escludere automaticamente le automobili.
L’errore dei dirigenti Fiat è stato quello di non aver smentito le promesse esagerate di Dinkic.

Infatti, ogni piano industriale serio sa perfettamente che l’impresa professata risulta inusitata, soprattutto visto di come l’ambiente industriale serbo è ridotto, ai limiti del lastrico per via delle sanzioni economiche in atto.
Una parte d’immagine negativa della Fiat che si sta via, via creando in Serbia è dovuta dunque anche al silenzio dei dirigenti Fiat nei confronti di tali promesse. Il fatto è stato interpretato come un gioco politico elettorale da parte della Fiat, per favorire la vittoria del presidente filo occidentale, Boris Tadic.
Oltre a tutto questo si aggiunge il fatto che la Fiat ha debiti morali con la Serbia. Debiti morali che riguardano i bombardamenti della Nato della città di Kragujevac, dove stanno le fabbriche della Zastava cioè della Fiat in Serbia che sono state completamente rase al suolo le officine di vetture e di camion marchio della casa torinese.
Quanto dichiarato da Velja Ilic contrasta fortemente con le dichiarazioni del presidente della Fiat Automobili in Serbia, Giovanni de Filippis, apparse alla fine del gennaio sulla stampa serba che parlava degli investimenti della Fiat che nel 2011 avrebbero raggiunto i 940 milioni di euro, grazie alla campagna pubblicitaria di due nuovi modelli in 200.000 esemplari.

Promesse simili sono state già fatte nel 2008, invece di 30.000 operai impegnati nelle fabbriche, ora ce ne sono poco più di tremila, con una produzione di circa 20.000 macchine all’anno invece di 300.000.
Preoccupa anche il fatto che in questi giorni i piazzali della Fiat Automobili prodotte in Serbia sono pieni di macchine non vendute. Sarà una crisi temporanea per i prezzi non concorrenziali o si tratta di qualche intoppo tecnico?

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