La fidelizzazione dei dipendenti COMMENTA  

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A volte basta veramente poco per rendere i propri dipendenti legati all’azienda. Uno dei grossi problemi delle imprese italiane (all’estero è vissuto in modo differente) è la gestione del ricambio del personale dipendente.

Assumere un dipendente, formarlo, portarlo a conoscenza di informazioni aziendali, a volte anche delicate, per poi vederlo andarsene, portandosi via anche un bagaglio di formazioni ed informazioni non indifferente, non è di sicuro una situazione piacevole.

Non si parla solo di apprendisti che imparano un lavoro e poi, quando sono ben avviati, vengono assunti da un’altra impresa che, ovviamente, si ritrova un dipendente con un livello di conoscenza ed esperienza ben diverso, oppure che si mettono in proprio, rischiando anche di fare concorrenza a chi li ha formati.

Questo problema riguarda tutti i livelli di dipendenti e collaboratori; se è vero che nel mondo del lavoro nessuno è indispensabile e che si è tutti sostituibili, è pur sempre vero che, a volte, la sostituzione può creare problemi: costi di ricerca e selezione del personale, costi per la formazione sulle procedure interne, costi per l’avvio del nuovo assunto e, talvolta, la necessità di doversi accontentare di persone che non rispecchiano completamente le esigenze aziendali per mancanza di scelta.

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Una soluzione potrebbe essere quella di fidelizzare il dipendente, proprio come si farebbe per il cliente. Un collaboratore deve riuscire a sentirsi parte dell’azienda, deve riuscire a parlarne in prima persona, come se ne fosse il titolare, deve risentirsi se i clienti fanno critiche, proprio perché lui ne fa parte, è un “pezzetto” dell’impresa ed è importante. Ci sono molti modi di fidelizzare i collaboratori e gli esempi più lampanti arrivano dalle grosse aziende e multinazionali, dove è possibile “spendere” per questo: palestre, corsi di inglese ed informatica, asili nido per i figli dei dipendenti, viaggi premio e così via… Non è vero, però, che solo le grandi aziende possano permettersi di sostenere dei costi da imputare a questo settore: ovviamente, è necessario che le PMI riconsiderino quello che possono fare per i propri dipendenti / collaboratori sulla base delle loro possibilità. Nessuno potrebbe mai pensare di creare un asilo nido per i figli dei dipendenti, se la forza lavoro è in numero limitato: i costi supererebbero di gran lunga i benefici. Magari, invece, potrebbe essere interessante avviare dei corsi di pittura per bambini, come nel caso di una società di servizi del Varesotto, oppure una ludoteca, corsi di recitazione e così via: i bambini si divertono, i genitori – dipendenti sono contenti, l’azienda spende sì, ma non in maniera eccessiva ed il ritorno di immagine che ha supera di gran lunga i costi sostenuti. Per i dipendenti è un modo di sentirsi orgogliosi di appartenere a quella realtà aziendale. Anche i corsi per i dipendenti possono essere una buona idea; riuscire ad accordarsi per un costo contenuto potrebbe essere una soluzione per fare tutti felici: il dipendente che fa dei corsi che, magari, non avrebbe mai avuto l’occasione di frequentare, l’azienda che ha un ritorno di immagine, ottiene un aumento di “valore” nel collaboratore che sarà più informato e preparato, diminuisce le sue possibilità di “fuga” e sostiene dei costi deducibili (quindi minori imposte) e chi propone i corsi che, così, riesce ad ampliare le prospettive di lavoro e clientela. In fondo, tutti ne beneficiano e, forse, alcune idee delle grandi imprese possono essere riprese dalle PMI, adattandole alle proprie possibilità e necessità ed ottenendo grandi risultati.

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