LA FONDAZIONE FIRPO: “RIFORMARE LE PROVINCE SI’, ABOLIRE LA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA DEI TERRITORI NO”

Torino

LA FONDAZIONE FIRPO: “RIFORMARE LE PROVINCE SI’, ABOLIRE LA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA DEI TERRITORI NO”

Nel 1859, all’indomani della promulgazione della Legge Rattazzi, la storia istituzionale italiana conosceva una svolta epocale, con l’istituzione della Provincia di Torino. Nel Regno d’Italia il nuovo Ente intermedio sarebbe stato preso a modello per la costituzione di tutte le altre Province. E’ partito da questo dato di fatto storico il convegno che la Fondazione Luigi Firpo – Centro Studi sul pensiero politico ha organizzato oggi a Palazzo Cisterna.
Ad introdurre i lavori, dedicati in gran parte ai progetti di riforma delle Province al centro del dibattito politico e amministrativo attuale, è stato lo storico e docente universitario Gian Mario Bravo, il quale ha stigmatizzato quella che ha definito “un’ansia di riformismo senza contenuti”. Bravo ha sottolineato come, in pochi anni, si sia passati dalla proliferazione di nuove Province, istituite senza i necessari presupposti, alla proposta di abolire l’Ente di area vasta o di prevederne il governo attraverso organi di secondo livello, non eletti direttamente dai cittadini.

Secondo l’ex Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino, le Province rispondono a bisogni ed interessi collettivi e, in una prospettiva federalista, devono essere l’ossatura portante di uno Stato in cui la democrazia deve essere partecipata e diffusa sul territorio. Si riformino e razionalizzino dunque le Province ma ne si mantengano le funzioni essenziali, che consentono al cittadino di identificarsi in una comunità locale più ampia della dimensione comunale e di partecipare al suo governo. Ettore Rotelli, Direttore scientifico dell’Istituto per la Scienza dell’Amministrazione Pubblica, ha criticato la concezione che sta alla base dell’istituzione delle Città metropolitane, soprattutto nei casi in cui, come in Provincia di Torino, i confini andrebbero ben al di là delle aree metropolitane, inglobando territori montani e rurali che necessitano di una adeguata rappresentanza dei propri interessi e delle proprie esigenze. Se il Sindaco del capoluogo diventerà il Sindaco della città metropolitana, a giudizio di Rotelli, il resto del territorio potrebbe vivere la riorganizzazione del governo di area vasta come una espansione della città al di là dei propri confini.

Il costituzionalista Mario Dogliani ha lamentato un atteggiamento populista verso le Province, che si è diffuso nel dibattito politico e nella pubblicistica, mentre venivano proposti disegni di legge, decreti e progetti di revisione costituzionale poco meditati. Secondo Dogliani, le proposte di riforma avanzate dall’UPI nel 2011 consentirebbero invece un riequilibrio del sistema delle autonomie locali suscettibile di generare risparmi nella spesa pubblica, attraverso la riduzione del numero delle Province, la soppressione degli uffici decentrati dello Stato nelle Province accorpate e l’eliminazione di Enti strumentali non più sostenibili. Il professor Dogliani giudica deboli da punto di vista della legittimità costituzionale sia le proposte che puntano a svuotare di competenze le Province, sia quelle che puntano ad abolirle del tutto passando per una revisione della Costituzione. La carta fondamentale della Repubblica Italiana, ha ricordato Dogliani, non tutela solo gli Enti locali ma anche la rappresentanza politica delle comunità che li esprimono e ne eleggono gli amministratori.

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