La liberalizzazione prospettata dalla Autorithy spinge i tassisti a minacciare il blocco delle città

Economia

La liberalizzazione prospettata dalla Autorithy spinge i tassisti a minacciare il blocco delle città

Una protesta dei tassisti
Una protesta dei tassisti

E’ bastato che l’Autorithy guidata da Pitruzzella accennasse ad una riforma tesa a liberalizzare il settore dei taxi, per provocare la minacciosa risposta di una categoria che è usa muoversi come una corporazione, come del resto già dimostrò ai tempi del decreto Bersani, quando la protesta dei conducenti di auto bianche sfociò in veri e propri atti di violenza. La risposta delle organizzazioni che rappresentano i tassisti si preannuncia durissima e le stesse hanno già fatto sapere che in caso di provvedimenti governativi sul loro settore, si arriverà al blocco delle città. E non poteva mancare l’appoggio di una parte del sottobosco politico da sempre vicino alle corporazioni, come testimoniato ieri dalle dichiarazioni del senatore Maurizio Gasparri, del PDL: «Non accetteremo attacchi unilaterali al mondo delle professioni e ai taxi». Per poter piegare queste resistenze, il Governo sta pensando ad una vecchia proposta in base alla quale, per compensare il danno economico arrecato a chi già possiede una licenza, ne verrebbe assegnata una seconda, che potrebbe essere venduta o affittata, provvedimento che avrebbe il vantaggio di far aumentare le macchine su strada e di far calare le tariffe per la concorrenza che ne scaturirebbe.

Nel caso i tassisti si opponessero anche a questa proposta di puro buon senso, si scaverebbe il fossato con l’opinione pubblica e sarebbe del tutto chiaro che la categoria difenderebbe quello che andrebbe a configurarsi cime un privilegio. Questa proposta è anche quella che è stata consigliata dalla Antitrust, nella relazione riguardante le liberalizzazioni da effettuare, per poter dare una scossa ad una economia che si trova in grande difficoltà a causa del drastico calo di consumi generato dalle varie manovre di aggiustamento dei conti pubblici, predisposte negli ultimi mesi, che hanno praticamente depresso la capacità di spesa delle famiglie.

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