La locomotiva tedesca tira sempre

Economia

La locomotiva tedesca tira sempre

Angela Merkel
Angela Merkel

In Italia si parla spesso di modelli da importare, senza mai però fare tesoro delle esperienze altrui. Come è successo nella discussione riguardante la riforma del mercato del lavoro, nel corso della quale governo e imprenditori hanno a lungo cercato di insufflare nell’opinione pubblica la tesi della inesistenza dell’articolo 18 nei paesi europei avanzati. Ora, a parte che licenziare in Francia o Germania è anche più difficile che in Italia, se si volesse fare un raffronto con la Germania, il nostro paese uscirebbe con le ossa distrutte. Perché in Germania, chi rimane senza lavoro, non va a buttarsi sotto un ponte, come può succedere da noi, ma viene tutelato da una rete di assistenza sociale che continua a rimanere il fiore all’occhiello di un paese che non lascia nessuno senza aiuti in caso di necessità. E i risultati si vedono. Basti dire che nel paese guidato dalla Merkel, l’indice della fiducia delle imprese è aumentato per il sesto mese consecutivo, sono cresciute le entrate tributarie, ai massimi storici, cala con un trend stabile la disoccupazione, cresce la domanda interna.

La situazione macroeconomica della Germania, la prima economia dell’Unione europea e quarta nel mondo, è di conseguenza sempre più sganciata dalla crisi, in cui si dibattono altri paesi membri dell’eurozona, particolarmente quelli che non avendo un welfare capace di sostenere l’economia, in caso di ciclo negativo non sanno a quale santo appellarsi.
Se si pensa che da noi si pensa a licenziare i lavoratori, senza prima creare un sistema di welfare in grado di sostenerne i consumi, si capisce benissimo come sia possibile che il nostro sia entrato prima di altri nella spirale della crisi e sicuramente ne uscirà dopo, proprio perché non esiste una rete di assistenza in grado di sostenere i consumi delle persone espulse dal mondo del lavoro o che, come risulta dalle statistiche, non ci sono mai entrate. Ma, sembra incredibile, ancora una volta nel nostro paese si perde tempo dietro ad un falso problema, l’articolo 18, per non affrontare quelli veri.

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