La mamma “occupante” COMMENTA  

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In Italia sono 67.790 le famiglie che hanno ricevuto uno sfratto per morosità

Pensionati, piccoli imprenditori e dipendenti. Da Aosta a Palermo, una preoccupante piaga italiana

 

«Ho perso la mia casa perché non riesco più a pagare l’affitto, avendo perso il lavoro, quindi ne cercherò una vuota e ci andrò a  vivere. Mi sembra si chiami ‘occupare’, giusto? Ho due figli e non posso di certo vivere per strada, oltretutto i bimbi vanno a scuola e devono essere lavati e avere un tetto sulla testa e un tavolo su cui mangiare sennò i servizi sociali me li tolgono». Queste sono le parole di Anna, 39 anni, un’italiana da poco arruolata nel numeroso esercito dei disperati. Lei ha perso tutto: il lavoro, dopo che la fabbrica in cui lavorava ha chiuso sette mesi fa, e il marito, per un cancro fulminante che in poco più di due mesi se l’è portato via. Ha due figli: Marco e Fabio. Il primo ha tre anni, e poco comprende di questa triste storia all’italiana mentre il secondo, Fabio, ne ha otto e vede gli occhi rassegnati di una madre che ha fallito il sogno più tradizionale che si possa fare: mettere su una famiglia, la salute, un lavoro e una casa in cui poter vivere con dignità. Anna – stando a quello che racconta – non ha mai ambito a una vita al di sopra delle sue possibilità. E’ semplice. Lo dimostra il suo fisico “coperto”  con un maglioncino grigio anni ottanta, forato sul fianco, dei semplici jeans e un vecchio paio di scarpe. «Questi vestiti me li hanno dati dei parenti che ci hanno ospitati per tre mesi. Non sono benestanti ma almeno loro possiedono una casa. Adesso però non possiamo più stare da loro, sfamare tre bocche in più ha un prezzo, quindi dobbiamo andarcene ma…[…]… dove vado? ».

La sua voce non ha il timbro di chi vuole mollare, lasciandosi emarginare da una società sempre più classista e insensibile. Lei vuole lottare e sopravvivere per i suoi piccoli uomini, ma purtroppo non è l’unica. In Italia le famiglie che hanno perso la casa, non riuscendo più a pagare l’affitto e per le tasse schizzate alle stelle, sono 67.790 (cifre emesse dal Min. dell’Interno riguardanti gli sfratti per morosità). Un popolo che vive al confine tra il coraggio e la dignità, tra un sogno mancato e un’ingiustizia chirurgica. I più fortunati vivono in casa di parenti e amici, altri, non accarezzati dalla dea bendata, dormono in ostelli, dentro camere da venti o trenta letti con due lavandini e altrettanti bagni: uomini, donne, anziani e bambini ne usufruiscono. Sono cifre drammatiche poiché si parla dell’Italia, la nostra Italia, e non di un Paese di profughi vittime di bombe democraticamente giuste. Anche chi credeva di potercela fare, avendo un lavoro che ora non ha più, è stato aspirato in questo vortice della disperazione. E questo è ancora nulla perché si dovranno far sentire gli effetti dell’azzeramento del finanziamento per il fondo sociale sugli affitti, cancellato a sorpresa lo scorso dicembre. A rischio ci sono altre 300 mila famiglie che andranno ad aggiungersi alle centinaia di migliaia di persone che hanno ricevuto un ordine di lasciare la loro casa negli anni scorsi.

Questa vicenda tocca moltissime persone, non solo chi viveva facendo attenzione alla spesa e a quelle dannate casse in cui, sempre più sovente, vengono lasciati pezzi di spesa perché i soldi dopo il conto non bastano mai. Sono i piccoli professionisti: elettricisti, falegnami e chiunque avesse aperto una magra azienda investendo tutto su di essa. Sono i commessi, dipendenti di un negozio che per motivi di crisi ha ridotto il personale. Operai, badanti, segretarie e rappresentanti, per non parlare dei pensionati, che per aver aiutato economicamente i propri figli nel tentativo di rianimare una piccola attività, o per averli sostenuti dopo la perdita del proprio lavoro, finiscono anche loro per strada. Un problema che si estende da Aosta a Palermo, da Lecce a Bolzano. Sono moltissimi i Movimenti a difesa di chi perde la propria casa ma poco si può fare se non illegalmente. Così, da pochi mesi, non sono più solo gli extracomunitari a occupare alloggi, nemmeno gli appartenenti ad alcuni collettivi o a Movimenti di lotta al grido: “El pueblo unido jamás será vencido”, ma sono massaie, commercianti e chiunque faccia parte di questo esercito di disillusi.

Chi riuscirà a risolvere, almeno in buona parte, questo problema di esodi diretti verso il nulla? Lo Stato? No! Attualmente non sono previsti Piani per l’edificazione di case popolari, anche se alcuni senatori del PD hanno portato il problema al nuovo Governo. Ci riuscirà il Welfare? (il sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini) No! I tagli alle pensioni e le tasse sulle case hanno messo in ginocchio anche la classe media italiana. La dignità non basta più come rifugio. Caterina Caselli cantava: “Ognuno ha il diritto di vivere come può”, una frase vera quanto mai odierna.

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