La mano armata della disperazione

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La mano armata della disperazione

Luigi Preiti, che sino a 48 ore fa era un cittadino come molti altri, sarà ricordato come un uomo che in preda allo sconforto economico di un posto di lavoro perso, e la perdita della famiglia per quella dannata separazione, <<ha sbagliato il bersaglio>>. Luigi prima del suo folle gesto era un uomo semplice: confuso tra la gente che si adopera per arrivare alla fine del mese per mantenere oltre alla sua famiglia, anche quel giuramento fatto dinnanzi a Dio nel giorno del suo matrimonio. Non è un malato psichico o un killer pagato da chissà quale oscura organizzazione socio-politica per destabilizzare un Paese, il nostro, il quale ha lo stesso equilibrio di un funambolo ubriaco.

Il quarantaseinne calabrese non si è mai arreso, girando l’Italia in cerca di un lavoro qualunque, ma l’età e il calo di assunzioni dovute al pochissimo lavoro gli hanno sbarrato le porte facendolo precipitare nel baratro di chi viene dimenticato: annientandogli la dignità e facendogli impugnare una pistola.

La sua colpa più grande è quella di aver commesso un reato così grande quanto mai inutile, ferendo persone completamente lontane dal suo “obiettivo“, stando a quello che ha affermato subito dopo il suo arresto: “Ho deciso di compiere questo gesto 20 giorni fa, volevo uccidere i politici. Sono venuto a Roma (l’uomo è residente a Rosarno) solo per fare un gesto eclatante, non odio nessuno in particolare“. -A riportare questa confessione è il procuratore aggiunto della Repubblica Piefilippo Laviani-.

Luigi Preiti probabilmente avrà pensato che la colpa della sua catastrofe economica è dovuta principalmente ai politici e ai loro sperperi, senza aiutare chi ha voglia e bisogno di lavorare. Avrà forse pensato: ‘visto che il lavoro lo danno a tutti: che ho io di tanto diverso? Chiedo solo di ritornare a vivere una vita normale ma qua nessuno sembra sentire la mia voce’. Il suo insano gesto gli ha dato voce, eccome, ma con metodi sbagliati e illegali come macchiarsi di tentato omicidio e di porto e detenzione di arma da fuoco.

Lui, come molti altri suicidatesi per dar voce alla richiesta d’aiuto, ha agito con la determinazione di chi non ha più nulla da perdere così, non potendo raggiungere i politici, ha aperto il fuoco contro i carabinieri <<malpagati anch’essi>>. Adesso che questo triste fatto è avvenuto le colpe vengono rimbalzate con una lucida follia a tal punto da far dichiarare assurdità, come quelle della grillina Laura Castelli la quale ha detto: “l’uomo ha agito per colpa degli inciuci e per il discorso di insediamento del Presidente della Repubblica il quale, dopo quello che ha detto, ha fatto sentire ogni cittadino lontano dalle scelte fatte dal Palazzo.

Cara Onorevole, hops <<cittadina>> mi scusi. Da quanto affermato dallo stesso esecutore, lui avrebbe voluto sparare a qualunque politico perciò si presume che di inciuci, larghe intese, Governissimo e di Franchi Tiratori interni al Palazzo, forse, ne sapesse ben poco come del resto chiunque di noi.

Probabilmente quello in cui è maggiormante informato Luigi Preiti è la condizione del suo abbandono. L’unica cosa che c’è da sperare adesso, prima che fatti così incresciosi si verifichino nuovamente, è la guarigione del carabiniere Giuseppe Giangrande: un protagonista senza volontà di apparire in questa storia anni settanta dettata dalla disperazione, e da insensatezze dette solo per il gusto di “spararle“.

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