La Masseria ed il sito archeologico di S. Biagio da visitare solo se si è veramente puri… COMMENTA  

La Masseria ed il sito archeologico di S. Biagio da visitare solo se si è veramente puri… COMMENTA  

Ieri era S. Biagio un santo molto venerato nel nostro territorio.  Dovevo accompagnare un gruppo che però a rimandato la visita alla prossima settimana.  Ma io ho voluto raccontarvi lo stesso l’ambiente, la storia, quello che è stato ed attualmente è la masseria S. Biagio a Calimera.  Si parte dal “ Percorso degli Odori ”, un percorso sensoriale dove è possibile sentire i profumi, toccare con mano, ammirare e conoscere le piante officinali e aromatiche più diffuse nel territorio salentino.  Si prosegue con il “ Laghetto delle Bufale ” dove si possono ammirare questi grandi mammiferi da cui si ottiene il latte per la produzione delle Mozzarelle e Formaggi nel caseificio aziendale annesso alla Masseria, l’unico in provincia di Lecce che produce la mozzarella di bufala . Oltre ad una recente chiesa del XIX secolo dedicata al santo, tutta la zona intorno offre uno spaccato del vivere nel passato.  La cappella esistente in loco dedicata a S. Biagio,  con l’intero sito localizzato sulla strada di Borgagne è  interessante dal punto di vista naturalistico, archeologico caratterizzato dalla presenza di numerosi boschi di quercia della specie “Ilex” cioè il leccio.  Sono i residui di quelle grandi foreste che in passato coprivano quasi l’intero territorio provinciale.  Gli stessi abitanti di Calimera, fino ad un secolo fa, traevano il loro reddito dall’abbattimento della foresta formata da querce per farne carbonella da ardere,  tanto che ancora adesso l’epiteto degli abitanti è “ Craunari ” cioè gente che faceva il mestiere del ” Carbonaio “.  Il sito oltre ad essere interessante per gli aspetti naturalistici lo è anche per la presenza dei dolmen Placa e Gurgulante.  La zona di S. Biagio si presenta ricca di acqua ed in passato fu abitata da varie comunità di cui restano cisterne, tombe e fosse granarie. La chiesa di S. Biagio, edificata intorno all’ anno mille, comprendeva un solo vano semi-ipogeo con volta a botte.  Nel XVIII secolo una nuova costruzione inglobò la vecchia ricavando,  al piano rialzato,  due vani per i religiosi,  trasformata in stalla nel secolo successivo e poi in fienile. Oggi si sta tentando un recupero dell’edificio.  Interessante i resti di affresco sopra l’altare principale, ed una eloquente scritta all’ingresso della chiesa  in latino datata 1758  : ”  INGREDERE LIMINA PURUS  ” cioè il puro varchi la soglia….. all’esterno della costruzione i cocci originali in terracotta delle tegole che una volta coprivano la struttura, oggi imbardata e coperta. Poco distante un aia antica ovale racconta la trebbiatura del grano ed accanto i resti della strada che tagliando da est ad ovest il salento leccese partendo da Roca sull’Adriatico, arrivava a Torre S. Giovanni sullo Ionio. 

Interessante notare le pietre miliari che come al tempo dei romani e delle centuriazioni, misura in sette passi d’uomo una grande pietra tra le altre più piccole che formano i muretti a secco che erano ai lati di questa antica strada, inoltre si può n otare ancora oggi una pietra sporgente dal muretto a secco che fungeva di aiuto al cavaliere per meglio salire in groppa al suo destriero.  Ultima tappa della visita è lo “ Zoo ” degli animali esotici e domestici,  qui i bambini entrano a contatto diretto con gli animali,  potendoli accarezzare e dar loro da mangiare.  Nella Masseria San Biagio, oltre alla Bufale, risiedono diversi animali molto diffusi in Asia meridionale, Brasile e Medio Oriente, dove anche in terra salentina è stato possibile ricreare armoniosamente il loro habitat naturale: caprette tibetane,  cigni bianchi,  emù,  gallinelle messicane (specie esotiche), lama,  pavoni verdi e azzurri,  i più comuni maialini ed i loro parenti cinghiali, per finire con le mucche.  Ci sarebbe da raccontare molto altro su questo sito e su Calimera paese grecanico che non nasconde le sue origini ( Calimera tradotto dal greco significa Buongiorno ). Vale la pena ad esempio visitare la chiesa rurale dedicata a S.Vito con all’interno un Men an thol  cioè una pietra forata attraverso la quale si svolge,  ancora oggi,  un rito legato alla fertilità. Passando attraverso la pietra forata si compie un antico rito propiziatorio legato alla fertilità, rito di chiare origini pagane, accolto dalla cristianità come altri riti antichi e ripetuto annualmente il lunedì di pasquetta. Per una visita più approfondita vi rimando ad un altro articolo, ma sopratutto vi invito a vedere dal vivo queste meraviglie.


Raimondo Rodia

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