La missione di Mario Monti a Bruxelles COMMENTA  

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Mario Monti
Mario Monti

Parte da Bruxelles la missione di Mario Monti tesa a sondare di persona il campo del negoziato sulle nuove regole di bilancio, che riparte oggi nella capitale belga. La trattativa tra i rappresentanti dei 26 Paesi che hanno siglato l’accordo sulla nuova governance economica lo scorso 9 dicembre, è un appuntamento vitale per il nuovo governo, che deve riconquistare la credibilità persa negli anni precedenti. Dopo aver studiato le carte con l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, il capo della Rappresentanza permanente dell’Italia per gli affari Ue, a Bruxelles, il Presidente del Consiglio si è potuto fare una idea di quanto lo attende e delle probabilità che il pacchetto di emendamenti presentati dal nostro paese possano essere accolti. E, soprattutto, si sarà fatto una idea delle possibili alleanze che possono essere intessute al tavolo della trattativa. In particolare quella con la Francia, che potrebbe portare alla costruzione di un asse con Parigi utilissimo a smussare le asprezze della Germania. Incontri con Sarkozy e Merkel sono infatti previsti per oggi e per l’11, prima a Parigi e poi a Berlino. Il vero obiettivo dell’Italia, quello per il quale si spenderà di persona il Presidente del Consiglio, è la modifica dell’articolo 4 della bozza, nel quale si prevede che i Paesi con una percentuale di indebitamento superiore al 60% del Pil (Prodotto interno lordo) dovranno ridurre ogni anno di un ventesimo l’extradebito (cioè la differenza tra lo stock di partenza e la soglia del 60%). Considerato il nostro debito, circa il 120%, una norma del genere imporrebbe manovre di almeno 40 miliardi all’anno solo per mettersi al passo con i parametri. E sarebbe in pratica insostenibile a causa delle tensioni sociali che provocherebbero. Giulio Tremonti, in precedenza, aveva ottenuto un paio di correttivi di non poco conto. Il primo riguardava l’inserimento di altri fattori rilevanti nel calcolo del debito, come il risparmio privato, la sostenibilità del sistema pensionistico e ulteriori componenti positive del sistema. Il secondo rimandava l’entrata in vigore del patto solo al 2014. A questi due punti, si è attenuto anche Monti, il quale ha presentato un documento che ripristina i due passaggi. Nella sua strategia, il Premier può contare sulla convergenza con  il Parlamento europeo, che ha depositato un emendamento abbastanza simile a quello italiano, che richiama espressamente il «Patto di stabilità e di crescita, riformulato con le nuove leggi», Inoltre l’Italia può saldare intorno alle sue proposte il fronte naturale degli Stati con i conti pubblici sinistrati: Grecia, Belgio, Spagna, Portogallo, Irlanda. Al quale, andranno a contrapporsi i paesi che invece hanno i conti a posto, in particolare quelli nordici, che non hanno alcuna intenzione di fare sconti sul rigore: Germania, Finlandia, Austria, Olanda. Tra i due blocchi, si pone la Francia, che rimane la vera incognita della vicenda: se da un lato anche la Francia comincia ad avere problemi coi suoi conti pubblici (e basta vedere l’ampliamento della forbice tra i suoi titoli di stato e quelli tedeschi), dall’altro Sarkozy ha una campagna elettorale molto prossima, cui vuole presentarsi da grande leader europeo, ruolo che potrebbe giocarsi in uno scontro con la Merkel. Ma se il Presidente francese non può impegnarsi in un duello con la Cancelliera, non può neanche fargli da zerbino e proprio su questo conta l’Italia per inserirsi nel gioco e cercare di far accettare le sue proposte ponendosi a metà strada tra Parigi e Berlino.

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