La nascita punto per punto

Infanzia

La nascita punto per punto

1. L’accettazione in pronto soccorso.
Se stai avvertendo da circa un ora contrazioni regolari ( della durata di 60- 90 secondi distanziate l’una dall’altra di circa due minuti), è il momento di andare in ospedale. Una volta arrivata al pronto soccorso , la futura mamma viene avviata all’accettazione ostetrica, dove un’ostetrica l’accoglie e, in genere, esegue subito un tracciato cardiotocografico per valutare lo stato del benessere fetale e la presenza delle contrazioni. La futura mamma viene poi visitata in modo più approfondito da un ginecologo o da un’ostetrica.

2. Il controllo delle contrazioni.
Dopo avere visitato la gestante , il personale medico si accerta che le contrazioni siano regolari e che la dilatazione dell’utero sia presente. Se il travaglio è cominciato e l’utero è dilatato di circa 3-4 centimetri, in genere la donna viene accompagnata in sala travaglio. Nel caso le contrazioni siano regolari e la dilatazione non abbia ancora raggiunto i tre centimetri la futura mamma viene trattenuta in osservazione in accettazione.

Nel caso in cui le contrazioni siano prodromiche (irregolari o scoordinate) e la dilatazione non sia ancora iniziata, la donna viene invitata a tornare a casa e a ritornare in ospedale in un secondo momento. Perché evidentemente il momento del parto non è ancora arrivato.

3. Il ricovero in sala travaglio.
Se le contrazioni sono regolari e la dilatazione dell’utero è iniziata, la futura mamma viene ricoverata in sala travaglio, dotata in genere di alcuni comfort quali ,poltrona, lettino , doccia. A seconda delle strutture ospedaliere, la sala travaglio può contenere anche strumenti e accessori come musica , palloni, corde, vasca con acqua calda , che possono aiutare la mamma ad assecondare il dolore delle contrazioni e assumere le posizioni preferite durante il travaglio. In questa fase l’ostetrica visita la donna costantemente, per valutare l’andamento del travaglio. Effettua anche una serie di monitoraggi ( ogni tre ore circa) per valutare il benessere del bimbo.

4. Il partner può essere presente.
Il tuo compagno o chi hai scelto di avere vicino in questo momento così speciale, può stare con te durante tutto il tempo del travaglio e del parto, per darti sostegno e aiuto.

Tuttavia, in alcuni momenti potrebbe essere invitato ad allontanarsi per qualche istante: per esempio, durante l’iniezione dell’anestesia epidurale o nel caso fosse necessario un cesareo d’urgenza.

5. Il momento dell’anestesia epidurale.
Se hai richiesta e hai fatto visita apposita qualche mese prima del parto, una volta che l’utero è dilatato dai 3 ai 7 centimetri circa e il bambino sta scendendo piano piano verso il canale del parto ( le strutture attraversate dal bebè per nascere) , è il momento di effettuare l’epidurale, che attenua i dolori delle contrazioni. In sala travaglio entrerà , insieme all’ostetrica, il medico anestesista che ti inietterà la dose di anestetico attraverso un piccolo cateterino posto in zona lombare ( la parte bassa della schiena). Dopo questa iniezione sei libera di muoverti e di assecondare le contrazioni come meglio credi.

6. Arriva la fase espulsiva.
Quando l’utero è dilatato di circa -10 centimetri, il momento del parto è davvero vicino. In genere, la donna partorisce direttamente in sala travaglio : sono ormai poche le strutture dove per il parto la mamma viene spostata in un’altra sala.

In ogni caso, è l’ostetrica che ti guida passo passo e ti indica quando è arrivato il momento di spingere per assecondare l’uscita del bambino. Per la fase espulsiva, se la struttura ospedaliera ne è dotata, puoi usare alcuni strumenti che facilitano la discesa del bambino, come lo sgabello, poltrona o ruota, oppure assumere la posizione a te più consona (in piedi o accovacciata, per esempio). In alcuni ospedali non c’è molta alternativa e devi usare il classico lettino: è più scomodo per la donna ma più comodo per il personale medico. In fase espulsiva può esserti praticata anche l’episiotomia , il taglietto tra la vagina e l’ano effettuato per favorire l’uscita del bambino.

7. Finalmente è nato
La fase espulsiva termina con l’uscita del bambino dall’utero. Di solito, il bebè viene dato subito alla mamma per un primo tenerissimo abbraccio, poi viene tagliato il cordone ombelicale. Quindi, il piccolo viene pulito e visitato dalle ostetriche, prima di essere nuovamente portato nelle braccia della mamma.

8. Inizia il secondamento.
E’ l’ultimo sforzo per la neo-mamma: dopo il parto deve , infatti, espellere la placenta.

In genere, bastano alcune contrazioni spontanee, ma può essere necessario l’intervento dell’ostetrica , la quale valuta anche che l’utero inizi a ricontrarsi ( per tornare piano piano alle dimensioni normali), le eventuali perdite di sangue o lacerazioni. Se necessario, si esegue un’anestesia locale e l’ostetrica provvede da sola o con il ginecologo alle suture. Durante tutte queste manovre la mamma può tenere il bambino in braccio.
9. Tutti e tre insieme.
Solitamente, per legge, la mamma il papà e il piccolo vengono lasciati in sala parto un paio di ore, tutti e tre insieme , per riposarsi e avviare possibilmente l’allattamento al seno. Dopo questo periodo la donna viene ricoverata in reparto, cioè le viene assegnato un letto dove starà tutto il tempo necessario per la degenza. Se la struttura ospedaliera lo consente, il tuo piccolo starà con te in camera fin da subito se lo desideri: questa prassi si chiama rooming in. Altrimenti, per alcune ore dovrà stare nella nursery, dove viene accudito dal personale addetto.

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