La nostra guerra non è mai finita COMMENTA  

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Questo è il viaggio di un giovane cronista attraverso le capitali italiane della ‘ndrangheta. Dalle radici dell’impero alle nuove frontiere settentrionali dell’organizzazione mafiosa più segreta e potente.

Tutto ha inizio a Bovalino, profonda Locride, quando viene ucciso un trentenne di etnia rom. Ha pestato i piedi ai grandi capi della ‘ndrangheta locale.

Quell’uomo ucciso e sfigurato trascina Giovanni Tizian nel vortice dei ricordi della sua infanzia, fatta di violenza e sopraffazione. L’incendio della fabbrica del nonno, l’omicidio del padre, funzionario di banca,
e i sequestri di persona che segnano quella terra affacciata sul mar Jonio.

Episodi crudi, raccontati dall'”interno”. Da quel giovane a cui le cosche hanno ucciso il padre, diventato poi giornalista in Emilia Romagna, la regione dove “emigra” nel ’93 con tutta la sua famiglia.

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Proprio nella ricca e produttiva Emilia Felix inizia a raccontare il potere dei clan. Bologna, Milano, Roma, Piemonte e Liguria, luoghi in cui la mafia calabrese ha messo radici e ha stretto alleanze con la politica e l’imprenditoria. Tizian scrive, indaga, chiede e la ‘ndrangheta gli presenta di nuovo il conto, minacciandolo. Così dal 22 dicembre 2011 è costretto a vivere sotto la protezione dello Stato, perché la sua vita è in pericolo. Qualcuno crede di metterlo a tacere, ma lui, da cronista ostinato, non si lascia intimidire e continua a svelare intrecci, a consumare la suola delle scarpe.

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