La notte dei lunghi coltelli, l’intervista a Karim Qqru COMMENTA  

La notte dei lunghi coltelli, l’intervista a Karim Qqru COMMENTA  

Il prossimo 22 gennaio uscirà “Morte a credito” (Black Candy Records), debut album della band “La notte dei lunghi coltelli”. Dietro questo progetto troviamo Karim Qqru, batterista degli Zen Circus. I brani, come lo stesso Karim ci ha raccontato, sono nati tra le camere d’albergo, durante il tour con i Zen Circus, e la sua casa di Alghero. Non un progetto estemporaneo ma una vera e propria band che produrrà, si spera, altri cd sebbene la priorità sarà sempre il suo gruppo d’origine: gli Zen Circus.


Dobbiamo considerare “La Notte dei Lunghi Coltelli” come un progetto estemporaneo o qualcosa di più impegnativo?

Non é un progetto estemporaneo, assolutamente. Certo, gli Zen sono il mio gruppo principale, ma il tempo per dedicarmi a “La notte dei lunghi coltelli”, lo trovo più che volentieri.


“La Notte dei Lunghi Coltelli” ha un significato storico che rimanda all’epurazione dei vertici della Sturmabteilung da parte di Hitler. Come mai la scelta di questo nome che, immagino, non abbia alcun connotato politico?

La scelta di questo nome é dettata fondamentalmente da due motivi.

Il primo é il mio amore per la storia; ne sono quasi ossessionato, sin da bambino. Nel tempo poi, m’intrippai con il concetto di “oggettività” storica; dal come le nostre idee ed i nostri dogmi a volte vengano indotti da stimoli ed insegnamenti (spessissimo involontariamente) di parte, cementificati ormai nel tempo ed inculcati a mo di tabelline; diventando così verità assoluta senza lasciare il beneficio del dubbio, l’arma più importante (secondo me) da usare quando ci si scontra con l’informazione. Anche nello storico più obiettivo, la propria opinione (anche se soffocata a forza dal buon senso e dalla professionalità) emerge più o meno timidamente tra le righe. Negli anni cominciai a comprare libri di saggisti e storici di varia nazionalità e fede politica, tentando di creare un corso storico il meno influenzato possibile, prendendo spunti dalle innumerevoli fonti. Se parliamo di conflitti bellici per esempio, il luogo comune: “la storia la scrivono i vincitori” talvolta é tremendamente vero. Tutto questo a mio avviso é un procedimento ben diverso dal negazionismo e da certo revisionismo, che, ahimè, in questi ultimi anni sta impestando la nostra società.

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La prima metà del 1900 mi affascina fortemente e non poteva non finire in questo progetto.
“La notte dei lunghi coltelli” fu un evento, a mio avviso, poco considerato nei testi di storia contemporanea; ebbe un peso politico enorme, decisivo per lo sviluppo della potenza di fuoco Hitleriana, rendendo chiarissima la folle lucidità sistematica che il penoso monorchide austriaco usò per arrampicarsi sempre più in alto. L’andare a braccetto ed usare qualcuno per emergere, per poi distruggerlo nel percorso di ascesa, quando questo diventa un ostacolo per il proprio obiettivo, é un comportamento comune…nella politica, nelle relazioni e in molti aspetti della nostra vita.
Disegna la cifra rappresentativa dell’uomo alla perfezione, soprattutto negli aspetti negativi.
E questo é il secondo motivo per il quale ho scelto “La notte dei lunghi coltelli” come nome. É simbolico di una dinamica umana che, a regola, con l’evoluzione sarebbe dovuta scemare, ma paradossalmente (o forse no) aumenta ogni giorno.
Chiaramente non c’é nessun legame politico con questo nome (e ci mancherebbe altro)

Il debut album “Morte a Credito” uscirà a fine gennaio. Che cosa dobbiamo aspettarci sia dal punto di vista musicale che delle lyrics?

“Morte a credito” musicalmente rispecchia una parte dei miei ascolti:
l’HC a 360 gradi che mi ha sempre accompagnato nella vita: dai Black Flag, ai Rites of Spring, ai Sick of it all, agli Atari Teenage Riot, fino ai Refused. Poi mille altre cose tra le quali lo sludge, l’industrial metal di scuola Ministry e l’elettronica.
Quest’ultima ha un ruolo non da poco nel disco. Non é assolutamente invadente, ma, soprattutto nei pezzi con influenze ambient, diventa davvero importante. Sono cresciuto ascoltando anche Brian Eno, Aphex Twin e Philip Glass.
Di Eno non amo tutti i suoi lavori, ma negli anni 70 ha raggiunto vette inarrivabili, penso per esempio alla sua influenza su “Low” e “Heroes” di David Bowie…credo che “Warszawa” e “Sense of doubt” siano fra i miei brani preferiti in assoluto.
La cosa che amo di più di “Morte a credito” é che tutti questi generi vivono insieme, spesso in un unico brano, mantenendo una linea riconoscibile. Eterogenea si, ma in un modo che non va ad intaccare lo stile generale della band. Inizialmente doveva essere un disco molto più estremo, ma con il tempo ha preso una piega più accessibile, diventando molto più personale e meno di genere. Andando avanti con la composizione mi sono reso conto che stavano venendo fuori delle canzoni vere e proprie, strutturalmente rock, che nell’ economia dell’album riuscivano a convivere senza problemi accanto a tracce più complicate e sperimentali.
La fase testuale é stata fondamentale per l’immaginario del disco. Céline ha significato molto per me. A 13 anni lessi “Morte a credito” e ne rimasi scioccato.
Dal libro ti saltava alla gola un concetto: l’unico credito che siamo sicuri di poter riscuotere durante la vita é la morte. Era l’estate tra la terza media e la prima superiore e la lettura di quel romanzo fu come un’incudine in testa. Aveva una dialettica così potente che per riuscire ad emozionarmi (leggendo altri autori) impiegai un annetto buono. Io (nel mio piccolo) ho cercato, in fase testuale, di unire il grottesco al surreale, cavando frammenti di storia nei quali ho provato a descrivere a modo mio colori, umori ed ambientazioni
Ma anche gli ultimi respiri di persone morenti.
Dentro c’é un po’ di tutto, senza molte impalcature organizzative dietro…non é certo pensato come un concept. Rappresenta un frullato di passioni e temi che ho nel cuore da anni… la Mitteleuropa, i colori della storia del primo 900, i quadri simbolisti, Camus, Tolstoj, Céline, Prévert, Poe…il tutto senza intellettualismi vari (anche perché non ne sarei minimamente in grado)

Ci saranno date live per supportare “Morte a Credito? C’è già qualcosa di confermato?

Il tour di “Morte a credito” prenderà il via nella seconda metà di febbraio. Sarà una sorta di power trio.

Il 2013 sarà anche l’anno del nuovo album degli Zen Circus. Puoi darci qualche anticipazione?

A maggio cominceremo le prove e, per la prima volte dopo anni, ci rinchiuderemo in una stanzetta a provare a ripetizione, prima di entrare in studio. Cosa che durante un tour degli Zen é praticamente impossibile fare. Non volevamo ridurci a provare i pezzi nuovi durante i soundcheck dei concerti. Abbiamo fatto un paio di prove il mese scorso e siamo molto contenti di quello che é venuto fuori. Non vediamo l’ora di registrarlo.

Vincenzo Borriello

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