La Pmi tra centralità economica e responsabilità sociale

Economia

La Pmi tra centralità economica e responsabilità sociale

L’Italia è storicamente il paese che ha costruito la sua connotazione strutturale economica sulla fitta rete delle piccole e medie imprese, le quali rappresentano un sistema che va ben oltre la ragione economica stessa: le Pmi sono espressione vera di democrazia, promozione dei valori della persona e fattore di coesione sociale. Sono la vera espressione del capitalismo del nostro Paese. Le stesse sono lo strumento tramite il quale sviluppare quel senso civico che la Società sembra aver perso e che lo Stato con enorme difficoltà cerca di ripristinare. A fronte di questa assoluta necessità, la Pmi deve scendere sul terreno della coscienza collettiva, incentivare le politiche di sviluppo e pretendere il riconoscimento del suo forte ruolo economico e sociale da parte delle istituzioni pubbliche. La forza delle Pmi è quella sorta di capitalismo di territorio che rappresenta il legame tra l’interesse economico e lo sviluppo culturale. Scopo di un buon governo sarebbe quindi di mantenere intatto quel patrimonio materiale e culturale ed evitare che l’imprenditore allenti quella sua instancabile tensione al progredire.
La Pmi è il luogo ideale per l’avvio della rivoluzione culturale che coinvolgerà a sua volta l’intera comunità nazionale, in tutte le sue componenti.

La Pmi può quindi diventare soggetto attivo dello sviluppo etico e sociale, ma per avviare tale processo è utile e necessario migliorare il clima politico attorno ad essa, allentando prima di tutto la convinzione che l’iniziativa privata sia di rango inferiore rispetto a quella pubblica e, infine, concedendole maggiori garanzie nel sistema del credito. Accesso ai finanziamenti con procedure più semplici, veloci, a misura di piccola impresa.
Incentivi veri e seri per l’innovazione tecnologica, promuovere la ricerca e lo sviluppo, la formazione e la qualificazione professionale non più solo e tanto con finanziamenti a fondo perduto, ma concedendo sgravi sulle aliquote d’imposta. Tanto le Pmi, e soprattutto le micro-imprese, fanno comunque fatica ad accedere a tali fondi, non li sanno richiedere o non li conoscono. Ridurre invece le aliquote fiscali per chi fa innovazione alimenta lo spirito imprenditoriale, motiva e porta al recupero certo di produttività. Ciò determina chiaramente aumento di base imponibile ed il beneficio è quindi anche per lo Stato.
In questi ultimi tempi le strategie d’impresa delle Pmi sono incentrate sulla questione del risparmio energetico e sull’utilizzo di fonti a basso impatto ambientale: questo è un esempio di ciò che le imprese rappresentano oggi per la società civile e del perché esse stanno al centro della vita economica e sociale del Paese.

Le nostre aziende subiscono un costo dell’energia tra i più alti in Europa e per crescere hanno bisogno di abbatterle queste spese; se l’approvvigionamento energetico da immettere nel nostro sistema produttivo è alto, incentiviamo allora le politiche di recupero ed i servizi integrati per lo sviluppo ecosostenibile.
Le aziende incentivate sul piano fiscale potranno attuare programmi e misure di supporto ai lavoratori in difficoltà sul piano socio-ambientale, progetti finalizzati al miglioramento della qualità di vita dei dipendenti, adozione di misure orientate al rispetto dell’ambiente anche grazie ai comportamenti quotidiani mantenuti all’interno della stessa azienda (risparmio di risorse non rinnovabili, utilizzo di prodotti a basso impatto ambientale, ecc.) e progetti di sostegno sociale sul territorio.
Con l’incentivo fiscale e con la consapevolezza di sviluppare strategie d’impresa che alimentano la reputazione aziendale ed incrementano i suoi valori intangibili, cresce la cultura d’impresa, la quale, a sua volta, agevola la crescita sociale ed etica del soggetto cittadino.

Una strategia d’impresa finalizzata al risparmio energetico insegnerà a tutti il rispetto anche nei confronti di Madre-Natura. Ci insegnerà, ad esempio, ad intensificare la salvaguardia del nostro martoriato paesaggio italiano: invece di squarciare parchi e zone verdi per farci autostrade o tangenzialine varie, non è forse più conveniente completare e migliorare le strade che già ci sono? Invece di pensare a coprire torrenti e corsi d’acqua vari sotto colate di cemento per evitare di avere fogne a cielo aperto, non è forse meglio a monte cercare di inquinare di meno? Perché piccoli e grandi Comuni non danno segno di quel senso civico che le Pmi sanno invece dare? Non tutte le aziende possono certo essere un valido e positivo esempio per la comunità, ma tante comunque sì, perché fatte da onesti e bravi cittadini, che tra l’altro li votano quei politici.
Il senso di rispetto per la società non è un optional, lo Stato questo deve insegnarlo, la Pmi applicarlo, ed il cittadino beneficiarne.

La politica nazionale riflette il microcosmo della politica locale e se il senso civico, anche quello per il rispetto del verde, non viene insegnato e fatto crescere dalla prima, il nostro domani sarà purtroppo triste e grigio. Di questo senso civico per il rispetto della cosa pubblica, per la natura, per lo stato, per l’impresa, questo Paese ne ha un disperato bisogno: non c’è che da provare ad imporcelo l’un l’altro, con l’esempio, per contagio.

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