La Principessa Amira al-Taweel e la battaglia per l’emancipazione femminile COMMENTA  

La Principessa Amira al-Taweel e la battaglia per l’emancipazione femminile COMMENTA  

Annullare il divieto alle donne di guidare, promuovere una classe politica femminile, vivere in una società che garantisca pari diritti a tutti. Amira al-Taweel, consorte del nipote dell’Arabia Saudita, porta avanti coraggiosamente la battaglia per l’emancipazione delle donne, utilizzando anche i social network come Twitter.


Laureata in Business administration negli Stati Uniti, dotata di grande carisma, non usa il suo fascino per farsi regalare diamanti, ma lo mette al servizio delle donne musulmane. Pare che ci sia proprio lei dietro la decisione del re Abdullah di annullare la condanna a dieci frustate comminata a Sheima, colpevole di aver violato il divieto che impedisce alle donne di guidare la macchina.


Grande amica di Rania di Giordania, la principessa Amira, ventinove anni, è una delle prime donne reali saudite a mostrarsi in pubblico, e a incontrare i maggiori leader mondiali senza l’abaya (il camice nero che ricopre tutto il corpo). E’ considerata un’icona di stile per la sua innata eleganza. Capelli lunghi neri lucidi e ondulati, la principessa ha una passione per i rossetti accesi.


Grazie al suo “messaggio” qualcosa si sta muovendo. Le donne hanno ottenuto il diritto al voto nelle elezioni municipali del 2015, dove potranno candidarsi senza il permesso del marito, padre o fratello di turno.

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