La Provincia risparmia 800 mila euro, ma mangiare fuori costa più del doppio COMMENTA  

La Provincia risparmia 800 mila euro, ma mangiare fuori costa più del doppio COMMENTA  

Dura presa di posizione del Forum delle associazioni familiari della provincia di Cuneo sulla settimana corta imposta dalla Provincia di Cuneo alle scuole superiori della Granda. “È la dimostrazione di come in Italia la crisi continua ad essere affrontata facendo tagli che pesano soprattutto sulle spalle larghe delle famiglie, senza contare che spesso i costi in più, che pagano altri, in una visione globale vanificano il cercato risparmio – sostengono i presidenti, Paola e Francesco Loffredo -. Ma la cosa più grave è che la famiglia è messa sempre davanti al fatto compiuto, in quanto non entra in nessun tavolo di confronto anche per temi sui quali non solo dovrebbe essere interpellata, ma dovrebbe avere potere di indirizzo”, e quel che è peggio è che a cose fatte, quando si protesta, ci si sente anche dire: ‘è vero, non ci avevamo pensato!’”.
“Non si può sacrificare la crescita culturale dei nostri figli per mero denaro, facendo finta che il tempo scuola rimanga invariato – continuano i presidenti del Forum a cui aderiscono 23 associazioni della provincia di Cuneo -. Nella scuola di oggi, infatti, le ore pomeridiane non sono come quelle del mattino. Probabilmente prima è necessaria una profonda riforma della scuola e delle strutture scolastiche, poi magari ci si accorgerà di non aver più bisogno dei pullman al sabato. Ma oltre alle problematiche didattiche, sulle quali non tocca a noi entrare nel merito, vorremmo chiedere alla Provincia se si è resa conto che risparmiando in un anno 800 mila euro su trasporti e riscaldamento, costringerà le famiglie a spendere almeno il doppio per far mangiare pranzo agli oltre 24 mila studenti (di cui oltre 500 disabili) delle scuole superiori della Granda, immaginando che le mense abbiano posto per tutti”.

Ma la settima corta è solo l’ultima di una serie di scelte politiche fatte in nome della crisi sulla pelle delle famiglie. Sempre a proposito di trasporti scolastici la Provincia, applicando il costo dei trasporti a persona e senza agevolazioni, sta discriminando le famiglie che abitando nei centri minori i cui figli devono per legge frequentare almeno i primi due anni delle scuole superiori, che sono tutte dislocate nei maggiori centri della provincia.

Un altro esempio, in provincia le amministrazioni comunali, in base a normative nazionali, applicano l’addizionale Irpef senza tenere conto del carico familiare, per cui a parità di reddito l’importo dell’imposta è uguale per la coppia senza figli come per quella che ne ha anche 2 o più: basterebbe, come già avviene in diversi Comuni italiani ed a norma di legge, inserire un abbattimento del reddito imponibile in base al numero dei figli a carico.

Ma anche la Tares è strutturata in modo da gravare maggiormente sulle famiglie, ancor più se hanno figli: ad esempio, secondo i dati sul Comune di Cuneo, le famiglie che hanno almeno 3 figli, che sono pari al 3% dei contribuenti, si accollano quasi l’8% del totale della tassa: anche in questo caso si dovrebbe, per equità, mitigare la tassa agendo sul calcolo con dei coefficienti correttivi.

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Infine, l’acqua: l’applicazione di tariffe crescenti con l’aumento dei consumi non fa altro che penalizzare le famiglie con figli, e ciò non è per nulla riequilibrato dall’abitare in condominio dove, o esistono contatori individuali, oppure si paga in base al numero di persone residenti: perché non calcolare i metri cubi applicati alla tariffa base per persona residente invece che per nucleo?

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